La consapevolezza nella crescita della persona

Guest post a Cura di Dott. Agostino Famlonga

 

Osservando il panorama della crescita vedo una forte contrapposizione fra due orientamenti, apparentemente distanti tra di loro. La crescita personale strettamente detta, incentrata sul miglioramento personale, e la crescita spirituale, orientata alla pura ricerca interiore, cioè all’aumento della consapevolezza individuale.

Spesso leggo accesi dibattiti tra i due schieramenti, su cosa sia necessario fare per vivere una vita piena e realizzata. Ci sono apparentemente due opzioni:una è lasciare da parte la mondanità e le relazioni, abbandonare la brama verso il possesso per cercare la felicità duratura, quella che origina da dentro di sé.
L’altra opzione è quella della ricerca del compimento nella vita. Quindi obiettivi concreti, materiali e successo personale.

Esiste un modo di unire queste due visioni per avere una crescita personale consapevole?

 

 

La crescita orientata al fare

La crescita personale per come è concepita ordinariamente è incentrata sul miglioramento di un aspetto della propria vita.

L’idea di fondo è che concentrando le proprie azioni su un’area specifica è possibile migliorarla e portarla ad un nuovo livello. Questo è chiaramente migliore della condizione attuale.
Esiste quindi la crescita finanziaria, la crescita delle proprie capacità di studio e di memoria, la crescita nella capacità di comunicazione in pubblico, la crescita nelle abilità nel lavoro di squadra, la crescita della capacità di seduzione, e avanti così per ogni area della vita.

L’offerta odierna è incredibilmente variegata, c’è l’imbarazzo della scelta: il catalogo dell’offerta formativa in ogni ambito della crescita è colmo di opportunità.

A volte la motivazione è originata da un disagio iniziale, anche se non è sempre così.
Cioè posso rendermi conto di essere in difficoltà, ad esempio economica, e cercare di fare qualcosa per migliorare questo aspetto. Oppure posso avere un tenore di vita che ritengo adeguato, ma avere comunque l’impulso di volere di più.
Da questo impulso oriento le mie azioni in quest’area della vita per crescere e migliorare, per portarla ad un nuovo livello.

Ti faccio notare che non necessariamente si tratta di qualcosa di materiale.
Potrei ad esempio volere più conoscenze: 5 lauree diverse tra di loro.
Il concetto di fondo non cambia.

Questo modo di crescere riflette il modo in cui noi occidentali ci rivolgiamo alla vita: con degli obiettivi.
Vogliamo ottenere qualcosa dalla nostra vita.
Vogliamo migliorare, e siamo disposti a fare qualcosa per questo.

Definisco questo tipo di crescita orientato al fare.
Origina dal rendersi conto di qualcosa che manca nella propria vita, o dall’impulso a volere di più.
In sostanza esiste un spinta interiore che emana dal sentire che “devo essere diverso da come sono”.
Così come sono non vado bene, devo fare qualcosa.
Quello che ho non è sufficiente, voglio di più.

Spesso in questo orientamento alla crescita si viene invitati ad assumere un modo di essere per ottenere uno scopo preciso.
Si viene invitati ad assumere dei modelli di pensiero: possono essere riferiti alla mentalità vincente, alla mentalità dell’abbondanza, agli atteggiamenti del seduttore di successo… insomma ci siamo capiti.
Nei casi più estremi ci si spinge al copiare comportamenti e atteggiamenti delle persone prese come modello di riferimento.

Questo modo di crescere spesso si dimostra vincente dal punto di vista pratico: si raggiungono gli obiettivi prefissati, spesso anche in breve tempo.
È un modello della crescita personale orientato all’efficienza, e l’efficienza è quello che si ottiene.
Ad un prezzo elevato però.
Assumere un modello di pensiero, un modo di essere che non è tuo, ti allontana dalla tua verità: ti allontani da chi sei tu.
Questo alla lunga si paga dal punto di vista umano, sempre.
Cioè si ottengono dei risultati anche importanti ma ci si sente vuoti, finti.
Quando accade questa sconnessione tra quello che fai e quello che sei, i risultati non appagano fino in fondo.

 

La crescita orientata all’essere

L’altro versante della crescita è quello orientato alla ricerca interiore: la crescita nella consapevolezza.

Constatato l’insuccesso dal punto di vista della realizzazione umana del modello precedente, ci si orienta verso l’interiorità, alla ricerca della completezza esistenziale.
Si tratta della via spirituale propriamente detta, che tradizionalmente abbandona la mondanità per rivolgersi in modo esclusivo alla consapevolezza.
Si ricerca di un’esperienza, o una condizione, che è stabile, al di là dei continui mutamenti della vita.

La direzione è corretta: nella consapevolezza di sé è custodita la completezza che cerchiamo fuori.

Chiamo questo tipo di crescita orientato all’essere.

Nell’essere (nella consapevolezza di sé) è possibile scoprire la perfezione assoluta, che giace in-toccata al di là delle dualità della vita.
Da questa condizione di assenza di definizione propria della consapevolezza di sé, osservando i mutamenti della vita li si vede per quello che sono: un gioco di apparenze, effimero e transitorio.
Un’illusione.
La crescita in questo campo allora si traduce nel restare sempre più aderenti a questa condizione. Sempre più ritirati in sé stessi, sempre più distaccati dall’illusione della vita.

Sembra la soluzione definitiva all’errore della via orientata al fare.
Finalmente, trovata la completezza ricercata, è possibile direzionare lì i propri sforzi di crescita.
Sfuggendo dal narcisismo della crescita per obiettivi concreti, si arriva al narcisismo della crescita interiore.
Cercando di saltare oltre la volontà egoica individuale può innescarsi il subdolo meccanismo del bypass spirituale [per approfondire, leggi l’articolo dedicato!].

Il ritirarsi nell’essere può rivelarsi una via di fuga dorata, originata dall’incapacità individuale di vivere e di relazionarsi con gli altri.
Per questo motivo lo definisco narcisismo.
Può essere abbellito da un alone di misticismo e folklore, ma si tratta pur sempre di atteggiamento spinto di superiorità e individualismo estremo.

 

La crescita orientata al divenire

Esiste una sintesi tra i due orientamenti?
Un approccio che elimini i difetti di entrambi e che ne metta assieme i punti vincenti?

Esiste, certamente.
A volte accade come moto spontaneo dopo aver esplorato entrambe le polarità.
Orientarsi in questo fin dall’inizio permette di risparmiare tempo e di agire fin da subito nella direzione migliore.

Io la definisco la crescita orientata al divenire.

In questa modalità di concepire la crescita l’integrità dell’essere non è il punto di arrivo, ma diviene una tappa intermedia.
Sapere chi sei, e rimanere aderente alla tua verità, è il punto di origine per orientare la tua esistenza.
L’intenzione non è quella di ritirarsi nell’essere e di abbandonare la vita, ma quella di portare sempre più consapevolezza nella quotidianità.
Non una fuga all’indietro, ma un abbraccio consapevole della vita e delle relazioni.
Un abbraccio attivo, costruttivo.
Un abbraccio che vuole costruire una vita ad immagine e somiglianza della propria verità.

Questa è la differenza sostanziale rispetto alla crescita focalizzata esclusivamente alla consapevolezza.
Si tratta di tradurre ciò che è custodito nella consapevolezza in qualcosa di oggettivo.
Significa conoscere quello spazio neutro, indefinito, che è la nostra vera natura, e riconoscere che seppur vuoto, tremendamente vuoto, contiene dei semi che vogliono tradursi in qualcosa di reale.

Da puro essere, indefinito, a divenire qualcosa di definito.
Dal non-manifesto al manifesto.
È la traduzione concreta della tensione evolutiva contenuta nella consapevolezza.

La consapevolezza è la fonte naturale della creatività e dell’innovazione, proprio perché contiene al suo interno le infinite potenzialità di divenire qualcosa.
La tensione che inizialmente spinge verso l’auto-conoscenza, poi verso la conoscenza dell’altro essere umano, si orienta infine nella traduzione delle infinite potenzialità della consapevolezza di sé.

Nei processi innovativi umani legati all’arte e alla scienza è accaduto proprio questo.
Accade in modo spontaneo e naturale, è una diretta conseguenza di quello che accade a livello interiore rimanendo aderenti alla propria consapevolezza e assecondando il moto creativo che spontaneamente emerge da quello “spazio vuoto”, origine di tutto.

 

Il nuovo significato della crescita personale

L’approccio descritto propone una sintesi tra la crescita interiore e quella esteriore, partendo dalla prima, partendo cioè dalla conoscenza di sé.
L’esperienza ha reso evidente che una senza l’altra non porta alla pienezza esistenziale tanto ricercata.

Esiste un percorso ideale, che permette di passare gli stadi della crescita in una progressione ottimale.

La crescita descritta ha tre fasi, che vanno conosciute e vissute senza scavalcarle.

La prima è una fase de-strutturante, di conoscenza dei processi mentali che hanno direzionato e condizionato la nostra vita e le nostre scelte. (possibile attraverso l’approfondito corso “abilità della persona: la mente”).

Pulito a sufficienza la propria mente al punto di aver attenuato il disturbo del rumore di fondo, ci si orienta alla ricerca interiore propriamente detta, cioè verso l’esplorare la dimensione della consapevolezza (seconda fase).
Lo scopo è ottenere la piena consapevolezza di sé, cioè fare crollare l’impalcatura che tiene in piedi la dualità, il sentire di essere separati (il TOP di gamma che puoi affrontare è il percorso “intensivo sull’essere consapevole”).
Si tratta di una condizione di unione consapevole con sé stessi, in grado di donare una completezza esistenziale indescrivibile.

Restando nella consapevolezza di sé per un tempo adeguato (un tempo che ha una durata soggettiva) emerge l’impulso a creare qualcosa, a tradurre e manifestare la propria consapevolezza nella vita.

Dall’essere emerge l’impulso a divenire qualcosa.
Questa è la terza fase della crescita: il tradurre sé stessi nella vita tramite le abilità, attraverso le relazioni, restando consapevoli di sé in ogni contesto (al terzo passo ci pensa “Abilità e Progetti”).
Ora è possibile farlo nel modo ottimale perché si sono puliti a sufficienza i meccanismi sabotanti della mente e perché si conosce sé stessi in profondità.

Questo ordine progressivo nasce dall’esperienza sul campo, osservando l’ordine naturale della crescita di moltissime persone.
Si è notato cioè che chi affrontava le fasi in ordine diverso è andato incontro a difficoltà maggiori, o semplicemente ha impiegato un tempo più lungo a tradurre lo scopo di ogni fase.

Ogni fase ha i suoi scopi e suoi strumenti, non andrebbero confusi o sovrapposti tra di loro.
Negli anni ho visto persone compiere i giri più articolati all’interno di queste tre fasi, partendo dalla terza e finendo nella prima, per poi tornare di nuovo alla fase di costruzione.

Si tratta della storia individuale: ognuno ha il proprio percorso di vita e quindi ha il proprio percorso di crescita.
Le differenze individuali fanno parte della bellezza dell’essere umano.

Nonostante questo è possibile definire uno schema ideale generale.
Conoscerlo permette di risparmiare tempo e fatica.

Il mio invito dunque è quello a riflettere sulla tua crescita in base al modello proposto e a fare un’analisi personale:

dove ti trovi?
Qual è il tuo prossimo passo?

A volte il prossimo passo significa tornare indietro a sistemare quello che non si è portato a conclusione.
In realtà non si torna mai indietro, si va sempre avanti nel proprio percorso di crescita.
Non potrebbe essere altrimenti.

A volte il prossimo passo significa lasciare una fase ed entrare in quella seguente.
Ora conosci a grandi linee quelli che sono i passi da compiere.

A te la scelta.
Non potrebbe essere altrimenti.

 


 

 

 

Agostino Famlonga

Agostino Famlonga è l'ideatore e curatore di essereintegrale.com.
Laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche è appassionato di meditazione, scienza e non-dualità.
Conduttore del seminario Intensivo sull'essere consapevole e del corso Abilità nella vita.
| Formazione Centro Studi Podresca. |

 


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By | 2017-06-01T13:06:07+00:00 maggio 17th, 2017|Uncategorized|0 Comments

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