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L’unica cosa per cui vale la pena di combattere per cambiare in meglio le relazioni

 

Ieri mi è tornato in mente un amico che frequentavo qualche bell’annetto fa.

Da molto tempo ormai non abbiamo più una relazione stretta. Come spesso accade la vita cambia, i progetti, le persone cambiano ed è giusto che sia così.

Probabilmente ora come ora non avremmo nemmeno molto da condividere.

Anche perché al tempo ci è mancato un elemento chiave su cui costruire la nostra amicizia.

Cerchiamo di vederlo assieme!

La nostra relazione era basata su un gioco molto strano.
Lui arrivava e al mio “Ciao Maurizio, come va?” prendeva la palla al balzo.
Mi investiva letteralmente dei suoi problemi, delle cose che non andavano, delle frustrazioni che aveva con tizio o caio, della fidanzata che gli rompeva le scatole, del capo che lo sfruttava ecc… .

Ogni tanto mi sentivo bersagliato.
O meglio, un bidone pronto ad accogliere tutta la sua immondizia.

Alla fine della chiacchierata lui si sentiva decisamente meglio!

Io ero stremato.

Per contro avevo un altro amico, sempre in quel periodo, con cui avevamo una relazione molto diversa.


“Ciao Giova, come butta?”
“Oh, alla grande, tutto benissimo!”

Apparentemente tutto bene, giusto?
Solo che non ho mai saputo niente altro di lui.

Come vivesse certe situazioni difficili, quanto fosse frustrato il giorno in cui la ragazza lo ha lasciato o la rabbia che poteva aver provato per un grande torto che subì in quel periodo.

Nemmeno le sue gioie erano poi così manifeste! Come aveva vissuto il traguardo della laurea? La notizia del viaggio all’estero per studiare?

Tutto si perdeva in un grande e uniforme “benissimo”.

Era molto loquace quando si trattava di parlare tecnicamente di progetti, di un esame andato bene.
Ma quando ci sarebbe stata necessità di un amico o condividere un sentire, si ritirava.

Potresti pensare: “Davide, non sei mai contento, però! Le persone sono diverse, ognuno con la sua modalità di affrontare la vita…”

Certo, non lo nego. E la diversità è una cosa che adoro!

Però, guardando alle relazioni quotidiane, ti invito a portare l’attenzione su una cosa.

Tendiamo a non farci caso ma siamo spesso abituati a relazioni fuggevoli e a adeguarci alle situazioni.

La relazione è molto più ampia e complessa di quello che accettiamo normalmente.

Eppure ci ritroviamo a aprire le porte solo a una piccola parte di tutte le sfumature possibili.

Ogni persona ha un mondo interiore che si muove, che pulsa.
É ciò che ci rende veri, unici.

Senza questa complessità non saremmo esseri umani.

E senza condividere questa profonda verità di noi, non costruiamo vere relazioni.

Se in una relazione riesci a mostrare solo il positivo (ciò che ritieni sia positivo) oppure scarichi solo i tuoi pesi, significa che la relazione è incompleta, monca o univoca.

Molto probabilmente stai utilizzando quella persona per ottenere qualcosa (amore, potere, sessualità, riconoscimento…) o per te è un comodo svuotatasche da usare per liberarti dei tuoi pesi.

Ma questo non è utile.
O meglio, apparentemente lo è.
Nell’immediato sembra che le cose si sistemino.

Scansi la necessità di esprimere qualcosa (perché potresti essere ferito, incompreso, giudicato, ferente, sbagliare, modificare ciò in cui credi ecc…)

Oppure alleggerisci i tuoi pesi sganciando le tue zavorre sulle spalle dell’altro (perché stai troppo male, tanto l’altro se non vuole te lo dirà, perché “meglio una verità detta male che una falsità taciuta” ecc…)

Ma.

Una relazione presuppone che ci siano due individui che condividono la loro verità, quello che sentono, che provano.
E che nel comprendersi non si feriscano.

Certo non possiamo pensare di creare relazioni profonde con tutti.

Ma il gioco di svuotare solo le “bruttezze” o di mostrare solo il positivo, non è indice di relazione.

É molto altro.

É difesa o attacco, ricerca di attenzione o paura dell’altro.

La relazione è un’altra cosa.
La relazione è un ponte che unisce due persone.
Non a piccole porzioni. Tutta la torta!

Puoi solo essere te stesso. Pacchetto completo.

E questo è il pacchetto che puoi dare all’altro.

Se dai solo una parte, è come se non dessi niente.

É un po come acquistare una macchina.
Se ti danno solo le gomme, non vai da nessuna parte.
Se hai tutto ma ti manca il volante, puoi anche provare a partire ma alla prima curva ci sarà un esito infausto!

É così anche nei rapporti umani.  
Nella relazione se non hai tutto, hai niente.

Se in questo momento vivi una difficoltà, condividi la tua difficoltà.
Se hai un bel successo, condividi il successo.

E così via!

Forse ti sembrerò marziale per come lo dico.

Ma ogni brandello di non verità in una relazione è una bomba inesplosa sotto le chiappe pronta a deflagrare in qualsiasi momento.

 

Ok. Ma gli altri?

 

Nella quotidianità, è facile vedere tutto in funzione dell’altro: è lui/lei che non mi comprende, che non mi mette nelle condizioni di mostrare tutto.

Ma chiediamoci un’altra cosa:

  • Se questa persona non è la relazione che cercavo, perché ho permesso che accadesse?
  • E per quale motivo non sono disponibile a giocare tutte le carte che ho per far fiorire la pienezza e la comprensione che sento sarebbero giuste in questa relazione?

 

É vitale che ogni parte in causa possa esprimersi pienamente: nella gioia e nella difficoltà, nella noia come nella paura.

E ogni parte in causa è responsabile di tentare di esprimersi pienamente e correttamente e di mettere l’altro nelle stesse condizioni.

Se questo equilibrio non c’è…parti da te!

Se tutti aspettiamo che gli altri facciano qualcosa…rischiamo che nessuno parta!

Se pensiamo di dover per forza rimanere a prendere calci nei denti, alimenteremo le incomprensioni e le ferite. (approfondiremo questi discorsi negli eventi live e nelle Masterclass. Nel frattempo, se non lo hai già fatto, leggi il nostro ebook).

In fondo il futuro della nostra vita si concretizza anche e soprattutto grazie alle relazioni che creiamo (soprattutto quella che definiamo “cerchia primaria” di cui parleremo abbondantemente!).

Se non mettiamo le nostre risorse nel tentativo di innalzare la qualità delle nostre relazioni, ci ritroveremo con un mondo che ci dirà di no.

No a quello che senti.
No a ciò che senti sia giusto per te.
No a cambiare gli schemi imposti alla tua vita.
No a realizzare le mete a cui ambisci.

Risultato: una vita con la perenne sensazione di essere fuori posto, sbagliato al momento sbagliato, sentire la vita sempre contro e non sentirsi liberi di esprimersi, o di vivere a pieno.

Quindi, che cosa dice la bilancia delle tue relazioni?

Quale piatto pesa troppo? Quale troppo poco?

Sei più tendente al chiuderti? A rifiutare l’altro?
Oppure scarichi i tuoi pesi sull’altro?

Hai dato il 100% in questa relazione?

Quanta verità è esistita tra le parti?

 

Ecco, queste sono alcune domande che è giusto porsi.
Occorre sempre triangolare la propria posizione nei sistemi di relazione in cui viviamo.

Ok, lo dico in modo un po diverso.

Dove stai tu rispetto all’altra persona? Quanto “te” esiste nell’altro?
E viceversa, Dove sto io rispetto all’altro? Quanto “lui” esiste in me?

Questo ti darà degli indicatori molto importanti:

  1. Il valore riposto nella relazione.
    Se quella relazione per me ha un valore molto alto (nel senso più libero e consapevole del caso!), avrò anche la capacità di capire fino a che punto sento sia giusto tenere nel tempo  lo sforzo di far esistere e accrescere quella relazione.
    Un valore molto basso mi darà una capacità di lealtà e apertura basse.
    Al contrario un valore alto mi renderà disposto a maggiore investimento e maggiori rinunce per il fine della relazione.
  2. Il grado di investimento personale in quella relazione.
    Al momento attuale, quanto del 100% che sono disposto a mettere in campo sto mettendo?
    In alcuni casi esiste il valore molto alto ma per varie motivazioni non riusciamo a tenere l’investimento a livello del valore percepito.
    In pratica ci sbattiamo meno di quello che sentiamo possa essere giusto.
    Spesso si manifesta con una sensazione di stanchezza mista a rabbia e frustrazione.
    E’ un mix letale nelle relazioni.
    Aprire invece le porte dell’investimento personale accelera gli esiti: se la relazione non ha senso di esistere, si potrà sciogliere il vincolo (che non significa ferire, rifiutare o giudicare).
    Se invece è una relazione significativa ci sarà più capacità di compiere i passi necessari a elevare lo standar di qualità.
  3. Quanto spazio esiste per l’umanità tra te e l’altro (gli altri).
    A volte valore e investimento sono vivi e potenti.
    Ma manca lo spazio umano.
    Non significa essere sterili emotivamente o “brutte persone”. Più spesso è una questione di ferite subite che si teme di riaprire.
    Si vive tutto sommato tranquillamente ma si tiene un certo livello di all’erta.
    Si rimane leggermente distaccati. Non tanto da non vedere l’altro o da non essere visti.
    Ma quel poco che basta a potersi ritrarre in caso di pericolo.
    Sembra una buona strategia. Se qualcosa va storto, sarò pronto a ritirarmi.
    Ma l’esito è che manteniamo sempre una sottile linea di separazione tra noi e l’altro.
    In alcuni casi questo degenera al punto da chiudere completamente fuori gli altri.
    Ci ritiriamo in una rassicurante solitudine o passiamo all’attacco, al giudizio.
    Lo spazio umano (accolgo l’umanità dell’altro, esprimo la mia umanità) rende possibile la vera libertà: essere completamente presenti e espressi e poter scegliere consapevolmente (vedi il webinar dedicato alla scelta )

Bene, ora che abbiamo guardato a fondo tutta questa cosa…torniamo all’inizio.
Ti ricordi quando ti ho raccontato delle relazioni con i miei vecchi amici?

Bene, se hai seguito con attenzione tutto l’articolo, dovrebbe esserti scattato un campanello d’allarme: “Davide…ma tu mi hai detto di iniziare da me. Però mi hai raccontato dei tuoi amici che non si aprivano ecc… e tu?”.

Infatti, hai avuto una intuizione davvero intelligente!

Ora ti spiego la cosa.

Sai perchè quelle relazioni funzionavano in quel modo?
Perché ci eravamo incastrati in quei giochi ormai consolidati?

Molto semplice. Io non ho fatto la mia parte.

Non ho combattuto per l’unica cosa che può cambiare le cose. Non ho espresso abbastanza la mia verità e non ho combattuto a sufficienza per conoscere la loro verità.

E questo è l’insegnamento più grande che posso avere dai miei errori.

Il giorno in cui ho smesso di lamentarmi delle situazioni e ho iniziato a essere “devoto” alla verità, la maggior parte di queste situazioni si sono risolte.

E quando qualcosa non quadra, le prime domande che mi pongo sono: “Cosa non conosci? Cosa non esprimi? Cosa l’altro non riesce a dire? Cosa non conosce di te o di sé?”

E quando alla fine arriva la comprensione reciproca, la magia della relazione avviene.

La bilancia della relazione trova il suo giusto equilibrio.

Le parti prendono la giusta posizione.
La realtà del momento trova il suo posto.

Non ci saranno vincitori ne vinti.
Solo un profondo senso di giustizia oltre le parti.


 

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By | 2017-08-13T23:45:03+00:00 luglio 12th, 2017|Uncategorized|1 Comment

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