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Scopri quali sono i 4 mostri che incontri sulla via della crescita e come affrontarli e vincerli senza paura

“Tu non puoi passare!”

(Il signore degli anelli – Gandalf)

 

Il cammino per la crescita è di fatto un viaggio eroico.
Sì, è un viaggio straordinario e entusiasmante ma non solo.

Come tutto ciò che ci mette davanti ai nostri limiti, è anche costellato di insidie che ne mettono a rischio la riuscita.

Per questo è eroico. Perché c’è una fatica da fare e c’è un prezzo da pagare. E una ricompensa (la tua felicità, te stesso, la realizzazione dei tuoi fini) che è probabile ma non certa.

Perché anche tu, come ogni eroe epico che si rispetti, sei chiamato a affrontare i tuoi mostri, sconfiggerli e proseguire nel tuo cammino.
E quando ci sono di mezzo i mostri, non c’è niente di certo.

I mostri ti possono sconfiggere, bloccare lungo la via o addirittura divorare. E in questo caso, uscendo dalla metafora, c’è il rischio di tornare indietro. Di tornare al punto di partenza e di decidere che no, non fa per te questo gioco.

Ma siccome il gioco lo vogliamo vincere, il gioco della crescita, il gioco della vita vogliamo affrontarlo e vincere, ora ti racconto quali sono i mostri che puoi incontrare sul tuo cammino.

E come puoi affrontarli e renderli inoffensivi e andare dritto verso la vittoria finale.

In modo da poter urlare loro in faccia anche tu il tuo: “Tu non puoi passare!”

 

1) Gli spettri del passato

Il viaggio nella crescita inizia con la consapevolezza. E la consapevolezza porta con sé gli spettri del passato.

Vestiti di frustrazione e sensi di colpa per tutto quello che poteva essere e non è stato, per ciò che potevi fare meglio e non hai fatto, per tutti gli sbagli e il dolore inflitto e subito, gli spettri del passato fanno una sola cosa: ti tengono ferma.

Tengono l’attenzione su ciò che è stato e naturalmente, su ciò che è andato male.

Non a tutti capita, ma molti di noi provano una profonda frustrazione nel fare il massimo, nel fare del proprio meglio e poi scoprire che era tutto (o molto) sbagliato.

Che i risultati non coincidono per niente con l’impegno profuso, perché le abilità erano carenti, le conoscenze insufficienti e quindi si poteva fare diversamente, si poteva fare meglio, si poteva comprendere di più, ferire di meno, fare scelte più intelligenti.

Quando l’intenzione è la migliore possibile e poi scopri che il tuo meglio nella realtà non funzionava, la frustrazione è un’opzione più che probabile.

A volte c’è questa discrepanza fra quello che tu ci metti, quello che senti di fare e quello che poi è la realtà delle cose.

Un po’ come guidare col freno a mano tirato. Tutto l’impegno del mondo non ti salverà dal bruciare il motore.

Spesso nella vita ci fermiamo a causa di questo dolore.
È come un serpente che ti avvinghia e ti stritola.

Non ci si scappa: per andare avanti occorre stare di fronte a questa frustrazione, mangiarsela proprio, masticarla a pranzo, colazione e cena, sentirsi stupido, inadeguato e anche sbagliato di fronte alle persone che magari hai ferito.

È l’unica possibilità per poter vedere in faccia la realtà e dire ok, la prossima volta tento di fare meglio.


Per farsi una domanda che fa male ma è anche l’unica che porta fuori dai propri drammi: cosa ho sbagliato? Cosa potevo fare meglio?

 

Lo so che tutti diamo il massimo e vorremmo vedere i risultati dei nostri sforzi. Ma la verità delle cose è un’altra: non è la quantità degli sforzi a determinare il successo.

Puoi mettere tutto il cuore e la passione che vuoi. Non porterai a casa il risultato se continuerai a fare le azioni scorrette. Come nell'esempio del freno a mano.

Il cuore e la passione servono a tenerti su anche quando non arrivano i risultati.
E a far sì che ti domandi cosa c’è che non funziona quando le cose non funzionano. Senza il cuore e la passione, alla prima battuta d’arresto ti fermi.

Ma senza farti le domande giuste non troverai le risposte e il rischio è di continuare a sbattere la testa contro il muro.

Ricorda: azioni scorrette portano risultati errati. Se dopo aver dedicato tempo, energia e attenzione non hai risultati, forse puoi considerare che devi cambiare qualcosa nel tuo modus operandi.

 

 

La frustrazione nel miglioramento è quindi fisiologica.

In realtà significa una cosa positiva:

  • hai guardato con onestà la tua situazione di partenza.
  • Hai visto cosa c’è da migliorare
  • Hai la possibilità di migliorare

È banale e l’abbiamo ripetuto mille volte, ma una volta in più non fa male: solo quando guardi in faccia la realtà, per quanto brutta o dolorosa possa essere, puoi fare qualcosa per cambiarla.

Perché?

Perché ciò che conosci lo possiedi.
Ciò che non conosci ti possiede.


Perciò, se senti frustrazione, ansia, senso di colpa e dolore perché hai scoperto qualcosa che non andava, qualcosa che potevi fare meglio, allora sei sulla buona strada.

È naturale e fisiologico di ogni processo di miglioramento.

Stai facendo bene. Devi “solo” starci di fronte. Non mollare. È una crisi, né più, né meno (e a proposito, stiamo lavorando a un percorso interamente dedicato alla crisi. A breve contiamo di avere notizie interessanti).

Stringi i denti e vai avanti.

Cosa fare

La cosa migliore è accettare che le cose sono andate così e lasciarle andare.
Serve allenare l’abilità di accettazione.
Serve guardare in faccia gli spettri del passato e dire loro: “Ragazzi, è andata così
In un certo senso, ti troverai anche ad amarli questi spettri, quando capisci che sono lì per impedirti, secondo il loro distorto senso delle cose, di andare avanti e di fare altre cazzate.

Ma tu lo sai che non è così. Salutali e vai avanti.
E se non sai nemmeno da che parte iniziare, qui trovi un utilissimo contributo sull'accettazione. Prenditi il tempo di vederlo, ne vale davvero la pena.

 

2) La paura del futuro/ignoto

Hai svelato le ombre del passato.

Hai visto cosa non andava. Vedere le cose come sono depotenzia il negativo. Un po’ come illuminare un angolo buio.

Come già detto, ciò che conosci lo puoi affrontare e poi decidere di abbandonarlo.
Puoi scegliere quindi di andare avanti e affrontare l’ignoto.

È automatico? Magari!

Ora hai un nuovo mostro, nascosto nell’ombra davanti a te. È sfuggente e oscuro come il Nulla della Storia Infinita, ma non viene a cercarti.
Sta lì, da qualche parte, nascosto negli anfratti delle tue decisioni più ardite, nelle conversazioni dove ti mostri più del solito, in tutte quelle situazioni dove fai capire a te e agli altri che c’è un passo da compiere di qui a breve.

Ecco che il mostro sbuca fuori e improvvisamente non è più un’ombra, ma una creatura enorme che ti sovrasta e ti schiaccia con la forza della sua mole e della sua presenza.

Si chiama “paura dell’ignoto”.
Paura di ciò che non controlli. E quello che ancora è da venire, per definizione, non lo controlli.


Per quanto disfunzionale, un comportamento conosciuto da tanto tempo può essere difficile da lasciare, proprio perché lo conosci.

Hai presente il famoso detto “Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quello che lascia, ma non sa quello che trova”?
Ecco, calza a pennello per questa situazione.

L’ignoto spesso e volentieri spaventa.

Ci spaventa di più di qualcosa di conosciuto e doloroso, che qualcosa di ignoto.
Meglio un dolore (conosciuto) oggi, che un ignoto domani.
Indipendentemente da come possa essere.

La qualità del conosciuto, dell’essere sotto controllo, spesso è più forte del dolore, della sofferenza, della frustrazione.

È così, è umano. Se capita anche a te, non stupirti.

La paura dell’ignoto è anche evolutiva, fino a un certo punto. Ci impedisce, ad esempio, di saltare giù da un burrone solo per “vedere com’è”. Senza una sana paura dell’ignoto saremmo estinti.

La differenza fra paura sana e insana è semplice: la prima ti preserva dal fare cazzate, la seconda ti preserva dal realizzarti. Dare ascolto a una paura insana significa non evolversi e quindi accumulare malessere esistenziale, come i punti del supermercato (solo che poi non vinci niente).

 

Cosa fare

È utile allenare l’abilità di scelta. Come tutto, anche scegliere si può apprendere e migliorare. A questo proposito abbiamo un’ottima risorsa, il webinar sulla scelta. Due orette dove ti facciamo una testa così su come scegliere correttamente.  Iscriviti qui se già non l’hai visto!

Una volta che hai scelto e hai fatto il primo passo, “corri il rischio” di scoprire che l’enormità del mostro era solo la sua ombra e che davanti a te c’è un esserino ridicolo che pigola la sua contrarietà.

In realtà questo mostro è spaventato dal fatto che, se vai nell'ignoto, potresti farti male.
Ed è vero, potresti.
Ma in quell'ignoto, in quella novità, c’è anche l’opportunità di cambiare la tua vita.

Solo una scelta forte può stabilire quale strada prenderai.

 

3) La nebbia della “zona grigia”


Hai deciso di partire, prendi il sentiero che ti porterà lungo il tuo cammino ma…il sentiero non c’è!

Sei come Frodo Baggins, l’indiscusso protagonista del Signore degli Anelli, che decide di andare nella terra del nemico, a Mordor, per gettare l’Anello del Potere nel Monte Fato e far cessare il male sulla Terra di Mezzo.

Ha vinto i fantasmi del passato (è un piccolo hobbit senza abilità di guerriero), vince la paura dell’ignoto (sta per andare in una terra ostile piena di mostri spaventosi), però si trova bloccato.

“Vado io – dice ai suoi amici – Solo…non conosco la strada.”

Il mostro qui è la nebbia.
Non vedi nulla. Non sai dove andare. Cerchi una strada, ma la strada non c’è.
Non è tanto la paura dell’ignoto. Non hai necessariamente paura.

Sei in un luogo dove vuoi fare, ma non sai cosa fare. Non sai da che parte andare.
Non sai nemmeno SE esiste un luogo dove andare.

Se stai troppo a lungo in questa nebbia, cominci a pensare che almeno prima avevi una strada tracciata. Certo, non era il massimo, ma almeno sapevi dove andare. Facevi qualcosa.

Invece qui, in un certo senso, non c’è niente.
Nella nebbia puoi solo stare fermo o girare in tondo, in attesa che la nebbia si diradi.

Se sei una persona impaziente, questa è una tortura terribile.

Qual è il rischio qui?

Cerchi una strada e non la trovi, cerchi una strada e non esiste, alla fine ne vedi una bella chiara, la segui, è anche più facile di quello che pensavi  e poi ti accorgi che…era quella di prima!

Per questo era così facile!

In questo frangente, l’azione più probabile che ti verrà da fare sarà tornare indietro.
Tornare ai vecchi schemi, ai vecchi comportamenti, alle vecchie abitudini. Perché è più facile. Quelle sai come farle. Anzi, entrano in automatico.

La crescita, a un certo punto, è percorrere un sentiero che ancora non esiste. Lo devi battere tu.

E quando ti trovi davanti a un sentiero che non c’è, la tentazione di tornare su quelli che già conosci è alta.

Cosa fare

Abbi fiducia.
Fiducia che la tua strada è quella giusta, anche se non sai qual è (non dirmelo, è un paradosso).

Tuttavia occorre essere realisti. La fiducia spesso cala e quando sei ancora lì che giri in tondo, non hai modo per capire se stai facendo bene o male. E poi ti scoraggi.

Per questo la soluzione per superare indenne il mostro della nebbia è un mentore.

Un mentore che sia in grado di guidarti, di dirti che passi devi fare, di dirti di tenere duro quando tu non vedi nulla perché lui, che già ci è passato, ha gli strumenti per dirti se sei o no sulla buona strada.

E tu devi essere in grado di fidarti. Altrimenti il discorso non funziona.

Fidarsi di te stessa e di un mentore ti farà superare la nebbia.

E una volta superata, scoprirai la tua ricompensa. 

 

4) Il fallimento nella crescita


Ok. Hai superate le ansie del passato, la paura dell’ignoto, l’incertezza della zona grigia…non hai altro  da fare, giusto?

Invece no. C’è un ultimo mostro. Un ultimo pericolo.

Non è nemmeno il più terribile, ma pochi lo conoscono e rischia di saltarti fuori a trabocchetto quando meno te lo aspetti.

Un po’ come Shelob, il ragno gigante nel Signore degli Anelli. È l’ultimo mostro, ma non è assolutamente il più forte. Eppure è quello che mette i nostri eroi più in difficoltà.

Perché?

Perché non se lo aspettano.
Questa è la sua pericolosità.

Il quarto mostro è spesso il più inaspettato: il fallimento durante la crescita.

Hai fatto corsi, hai studiato, sei andato da un terapeuta (uno bravo), hai letto libri, visto video, hai fatto ore e ore di esercizi.
Conosci tutto di te, hai lasciato andare le cose del passato, sei una persona nuova.
Vai nella vita e metti in pratica tutte le novità apprese.

All’inizio va alla grande e poi…il declino!

Ti sembra di essere tornata indietro, di non avere imparato nulla. Hai le conoscenze nella tua testa, ma non riesci a tirarle fuori nella realtà di tutti i giorni.

E finisci per scoraggiarti. Il rischio è quello di mollare tutto e tornare ai vecchi schemi.

Non farlo.
Quando acquisiamo una nuova abilità, prima c’è la fase della conoscenza (lo studio), poi della pratica.
Noi ci aspettiamo che dopo aver studiato alla perfezione, l’uso della nostra abilità non possa che migliorare in maniera proporzionale e lineare, come da grafico:

 

La consistenza di un risultato è determinato dall’ampiezza di un successo per la sua stabilità nel tempo.

Faccio un esempio banale: se sbanchi l’Enalotto (o qualsiasi cosa si sbanchi) ma non sei capace di gestire il denaro è un successo enorme, ma poco consistente. Te lo mangerai in breve tempo.


Questo è quello che ci aspettiamo.
Invece spesso, l’apprendimento di un’abilità e quindi la curva dei risultati non è così lineare:

 

Spesso c’è un picco iniziale, dato dall’onda lunga delle cose che hai appena appreso, dal fatto che hai l’entusiasmo e quindi l’energia a mille.

Poi ti raffreddi, anche i concetti appresi sbiadiscono nella tua mente e ricordarli e tenere l’azione corretta è più difficile.

Il che è ovvio: mentre stai imparando qualcosa, ti riesce più facile fare quello che facevi prima e l’azione nuova è più difficile.

Finché non hai conquistato pienamente un’abilità avrai quell’andamento altalenante.

Come fai a sapere di aver conquistato un’abilità?

È facile: lo sai quando sei in grado di produrre risultati consistenti, cioè di una certa portata e costanti nel tempo.

Intanto che fai su e giù come da grafico, il non riuscire quando ti aspetti di riuscire, può coglierti di sorpresa.

In tal caso, può insorgere una crisi, che ti fa mettere in dubbio chi sei, cosa fai, come lo fai.

La crisi ha una caratteristica: se molli, tutto il lavoro fatto fino a quel momento rischia di andare in fumo.

 

Cosa fare


L’indicazione è quanto mai semplice e banale: non mollare. Continua a fare l’azione corretta senza mai desistere. È utile acquisire la consapevolezza che fra studiare qualcosa e produrre dei risultati ci vuole tempo, pazienza e costanza. Vai avanti un passo alla volta.

Mai come in questo caso può aiutarti studiare l’articolo sulla crisi, troverai molti spunti sulle dinamiche che stai affrontando.

 

Ecco, ora hai visto i quattro mostri che si parano sul tuo cammino.
Ce ne possono essere sicuramente di più, ma questi direi che sono sufficienti per iniziare, no?

Che ne pensi?

Ti ci ritrovi? Ne hai mai incontrato qualcuno, uno o magari tutti?

Come li affronti? Vincono loro o riesci a sconfiggerli?

Ti aspetto nei commenti, su Facebook, via email…dove vuoi!

A rileggerci,

Matteo


PS: Non abbiamo davvero finito. Tu sai cosa sto per dire. Sì, proprio quello.

Ah, il solito argomento di cui parlate sempre!

Io eviterei anche di tirarlo fuori, ma davvero ritieni di essere in grado di sconfiggere questi mostri da sola? Davvero davvero?

La verità è che le persone si fermano a uno di questi quattro step. Spesso già al primo.

Senza un aiuto, senza il sostegno di persone affini, senza la condivisione e la comprensione necessaria, la verità è che quei quattro mostri sono abbastanza da fermare moltissime persone.
O da rallentarle in maniera eccessiva.

E poi la gente se la racconta. Si accontenta, giustifica il non farcela a proseguire dicendo che va bene così.

Sai che c’è? Che vorrei crederci con tutte le mia forze. Ma lo so che non è vero.
E lo sai anche tu.


La tue evoluzione è l’evoluzione degli altri accanto a te. È la stessa cosa.

Hai bisogno di migliorarti, che gli altri migliorino e che vi aiutiate a vicenda a migliorare.

Sembrano cose differenti, invece fa parte dello stesso movimento.

Senza questo sei un’isola. Le isole non vanno avanti nella vita (per approfondire leggi perché non possiamo fare a meno degli altri)

Non vincono i mostri.

E rimangono lì, dove si sono arenate. Senza l’aiuto di nessuno, noi restiamo dove stiamo.


Sei stufa di questa situazione?
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By | 2017-08-11T22:55:13+00:00 agosto 9th, 2017|Uncategorized|10 Comments

10 Comments

  1. Michelangelo Lazzarini 9 agosto 2017 at 16:13 - Reply

    Caro Matteo,

    il tuo tempismo è proverbiale, o forse sono io che sono in tempo col tuo articolo, comunque grazie, in questo momento mi serve molto molto la chiarezza che ha portato.

    Grazie, a presto.

  2. giuseppe 10 agosto 2017 at 22:47 - Reply

    Estremamente bello un filo semplicistico…dai che tendo ad essere schietto

  3. giuseppe 11 agosto 2017 at 08:20 - Reply

    Quando si di accettazione si parla di qualcosa per la quale si deve avere un gancio la propria vita deve essere abbastanza buona in alcuni punti…e Allora (solo allora si può. Accettare quello che arriva)se invece l impegno non viene premiato e tutto. Non va….ecco che sentir parlare di accettazione genera un pacchetto supplementare di frustrazione….una domanda te la faccio e poi mi faccio….

    IN UNA VITA UMANA CHE NON VA…COME FAI AD ACCETTARE L INACCETTABILE??certo per chi ha una vita abbastanza tranquilla e le sue piccole o grandi difficoltà. Allora le cose diventano accettabili. Anche se non semplici…

    • Matteo Saltori 11 agosto 2017 at 08:40 - Reply

      Ciao Giuseppe, accettare è un’abilità umana. Teoricamente accettare è possibile indipendentemente dalla propria condizione di partenza.

      Comunque accettare non vuol dire che va bene così, ma che guardi in faccia la realtà e dici: ok, è così.
      Poi, dopo, a partire da questo uno può domandarsi cosa può fare.
      L’accettazione è una visione realistica e disincantata della realtà.

      Probabilmente l’accettazione è l’abilità umana col maggior potenziale evolutivo. Nel senso che solo accettando la propria condizione, si può pensare di cambiarla.
      Diversamente, si rimane fermi al palo.

    • Matteo Saltori 11 agosto 2017 at 08:52 - Reply

      Ciao Giuseppe, l’accettazione è un’abilità umana, teoricamente utilizzabile a prescindere dalla propria condizione.
      Non è altro che una visione realistica delle cose, tale per cui si può poi tentare di migliorare la propria condizione, dopo avere accettato che quella è.
      L’accettazione è probabilmente l’abilità col potenziale evolutivo più elevato, nel senso che qualsiasi miglioramento passa attraverso una accettazione preventiva della situazione precedente.
      Diversamente, si rimane fermi al palo.

      Comunque sì, il gancio ci vuole, ma non con le condizioni esterne,piuttosto direi il contrario.
      La storia è piena di esempi di persone che hanno vissuto cose inaccettabili (completi fallimenti finanziari, deportazioni, prigionia, ecc…), né sono usciti e si sono fatti una vita.
      Ma questo è un argomento assai complesso e non mi sento di gestirlo nei commenti di un blog.
      Un caro saluto, è sempre un piacere.

      • giuseppe 11 agosto 2017 at 09:20 - Reply

        Nn vi seguo più.
        Tu parli di partire da dentro. Davide parla delle relazioni esterne che sono ciò che ci accade accettazione
        fa rima con rassegnazione (ce dice la mia nonna fatti il segno della croce e Vai. Avanti)ma lei steysa a ottantacinque anni conserva ferite e dolore. Di cose che non ostante l impegno profuso non e’ riuscita a cambiare)non lo so se si parte da dentro o dafuori
        …ne ho sentite tante e ho provato più volte a partire da una o dall altra…alcune
        Esistenze non ce la fanno e non e’. Detto siano le più. Tragiche in valore assoluto…accettazione boh forse e’. Compresa anche quella nel pacchetto destinale o nei talenti con cui uno nasce…cme il disegno e’. Un’attitudine che se hai puoi migliorare e raffinare. Con mille corsi ,diversamente dopo mille corSi imparerai a tenere in mano la matita e a tracciare qualche linea…mah

      • giuseppe 11 agosto 2017 at 09:24 - Reply

        Non lo so credo in verità. Che l accettazione parta si da dentro ,ma sia compresa nel pacchetto destinale o nei talenti con cui uno nasce ..come il disegno se lo hai come talento lo raffinerai con scuole corsi e magari diventerai un artista diversamente dopo mille corsi imparerà cos e’. Una matita…accumulando frustrazione…l accettazione e’. Uguale

  4. giuseppe 11 agosto 2017 at 09:44 - Reply

    Oddio per quanto anche tu dici che non possiamo far a meno degli altri…che guarda caso sono all esterno ma poi mi dici che l esterno non e’. Importante come l interno nepl accettazione…aiuto forse e’. Un limite mio ma a ben guardare la cosa genera parecchia confusione e comunque non e’. Mai chiarissimo cosa conti di più. ..giuro non vi seguo

  5. giuseppe 11 agosto 2017 at 10:29 - Reply

    Rileggo l articolo per la terza volta…chiaro e’. Chiaro ma non e’. Ne facile ne chiaro come tradurlo in azione e personalmente le tabelline del “cosa fare”non mi aiutano per nulla

    • Matteo Saltori 11 agosto 2017 at 12:13 - Reply

      Tre volte l’hai letto? Che tenacia, sono dieci pagine di word!

      Onestamente mi stupirei se bastasse un articolo per capire cosa fare e come mettere in pratica delle abilità, se non si sono mai praticate prima. Io ci ho messo anni di studio di corsi e poi di vita (anche se ammetto di essere lento).

      Un articolo può essere più o meno utile a seconda di come sei tu e dalla tua situazione personale.

      Esempio:
      Se sono un pescatore esperto, leggere un manuale di pesca mi servirà. Capirò di cosa parla perché ne ho già esperienza.
      Se però non ho mai preso in mano una canna in vita mia, leggere un manuale di pesca servirà solo a farmi capire che non so pescare e che non ci capisco nulla. La soluzione in quel caso, più che cercare di capire, è di andare su un torrente con una canna e provare.

      Per quanto tentare di capire sia encomiabile, la strada per avere chiarezza non è il capire, ma il fare.

      Lo stesso vale per le abilità nella vita. Possiamo parlare fino allo sfinimento di accettazione, relazioni e quant’altro ma solo tentare di praticarle sarà risolutivo.

      Per cui può essere più che normale che da un articolo, tu non riesca a trovare un’utilità pratica, com’è normale che altri possano invece trovarla.

      Sto pensando se, pur con un mezzo limitato come il commento a un articolo, io possa darti un’indicazione utile.
      Forse l’unica cosa è raccontarti la mia esperienza e poi ci farai tu quello che vorrai.
      Per anni non sono riuscito a venire fuori dai miei casini. Non sapevo cosa fare e non capivo quello che mi veniva detto.
      Finché non ho trovato un insegnante che ho scelto come mentore e ho deciso di seguire pedissequamente tutto quello che mi diceva, stile Daniel col maestro Miyagi. Questo è stato risolutivo (ma non privo di sofferenza, ovviamente).

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