Se frequenti il mondo della crescita personale da un po’, c’è una parola che avrai sentito ripetere fino alla nausea: meditazione.
Ormai sembra che sia la panacea di tutti i mali. Sei stressato? Medita. Vuoi essere più intelligente? Medita. Vuoi vivere trent’anni di più? Medita. Sembra quasi che se non dedichi almeno una parte della tua giornata a questa pratica mistica, tu sia destinato a fallire o a vivere una vita a metà.
Ma se sei qui a leggere gli articoli di CrescitaLibera, sai bene che a noi non piacciono i dogmi prestampati e le soluzioni magiche adatte a tutti. Quindi ti faccio una domanda scomoda: quante volte hai provato a sederti, chiudere gli occhi, cercare di svuotare la mente… e ti sei ritrovato solo più nervoso e frustrato di prima?
Forse il problema non sei tu. Forse il problema è l’idea di meditazione che ti hanno venduto.
La “Gabbia” della Meditazione Moderna
Quando chiedo ai miei studenti cosa significhi per loro meditare, le risposte sono quasi sempre identiche: mettersi a gambe incrociate, chiudere gli occhi e cercare di non pensare a niente. Oppure seguire la voce di un guru, fare yoga, o cercare una connessione mistica con l’universo.
Sai cosa ti dico? Tutte queste cose vanno benissimo, ma sono solo esercizi. Sono pratiche propedeutiche.
Il rischio enorme, la vera trappola in cui quasi tutti cadiamo quando ci avviciniamo alla crescita interiore, è quello di scambiare l’esercizio con il fine ultimo. È qui che si crea quella che io chiamo la Gabbia.
Se sei convinto che meditare significhi rinchiuderti 10 minuti al giorno nella tua stanzetta, per poi tornare a farti travolgere dallo stress per le restanti ventitré ore e cinquanta minuti, ti stai costruendo la gabbia più subdola che potresti augurarti. È come avere tra le mani la tecnologia per la fusione nucleare a freddo e usarla tre minuti al giorno solo per accendere una lampadina da cinque volt. Certo, funziona. Ma che spreco inaudito!
Il divario tra spiritualità e realtà
Ho conosciuto molte persone “illuminate”, capaci di toccare stati di consapevolezza profondissimi. Eppure, in molti di loro notavo qualcosa che strideva: una distanza abissale tra la loro visione spirituale e la loro vita quotidiana concreta. Come se esistessero due mondi separati: il rifugio dorato della meditazione e il fango della realtà di tutti i giorni.
Ma noi siamo esseri umani calati nella materia. Che senso ha trovare la pace su un cuscino da meditazione se poi non sai portarla nel traffico, sul lavoro o in una discussione con il tuo partner?
La vera sfida non è ritirarsi dal mondo, ma stare nel mondo. Vivere davvero.
Entra in scena la Presenza Attiva
Se spogliamo la meditazione da tutte le incrostazioni new age, dai nomi orientaleggianti e dalle posture scomode, cosa rimane? Rimane uno stato naturale dell’essere umano: la Presenza Attiva.
Essere in Presenza Attiva significa smettere di farsi trascinare dal pilota automatico. Significa prendere letteralmente casa nello spazio e nel tempo che stai abitando in questo esatto momento.
Non si tratta di una tecnica o di un credo. È una connessione profonda tra ciò che esiste dentro di te e ciò che accade fuori di te, a prescindere da dove sei o con chi sei.
- Tuo figlio ti chiede di giocare? Non pensare alle bollette. Gioca.
- Il tuo lavoro richiede di risolvere un problema complesso? Mettici la testa e studia.
- Sei a tavola con la tua famiglia? Assapora il cibo e ascolta chi hai davanti.
In sintesi: abbandonati a ciò che stai vivendo e cerca di essere la miglior versione possibile di te stesso in quello che fai. E bada bene, ho detto “possibile”, non perfetta, altrimenti cadiamo di nuovo nel mondo asfissiante dei “devo” (devo essere bravo, devo essere zen, devo essere presente).
A ognuno la sua via (e la sua tecnica)
Se credi che per svuotare la mente tu debba per forza fissare il vuoto con la lingua sul palato, ti svelo un segreto: non siamo tutti uguali. Ci sono 7,5 miliardi di persone su questo pianeta, sei davvero sicuro che dobbiamo tutti metterci a gambe incrociate?
A una mia studentessa che mi chiedeva come “spegnere la mente”, ho chiesto cosa succedesse quando faceva grandi sforzi fisici. La sua risposta? “Smetto di avere rumore in testa e mi centro”. Ecco, le ho detto: quella è la tua via per ritrovare la presenza. Per alcuni funziona correre, per altri curare l’orto, per altri ancora appoggiarsi al muro piegando le ginocchia fino al limite della tenuta fisica.
Tutto ciò che ti aiuta a connetterti a qualcosa (compreso te stesso) nel momento presente, è meditazione. La tecnica è solo il veicolo che ti porta lì. Una volta che hai capito qual è il tuo veicolo, l’obiettivo è scendere dall’auto e camminare con le tue gambe nella vita di tutti i giorni.
Consiglio di lettura: l’Ebook “La Presenza Attiva”
Se sei stanco di sentirti in colpa perché non riesci a meditare come dicono i manuali, o se semplicemente vuoi capire come colmare quel vuoto tra la tua voglia di consapevolezza e la frenesia delle tue giornate, ho scritto qualcosa per te.
Nel mio ebook “La Presenza Attiva”, non troverai l’ennesima tecnica di respirazione astratta, ma un vero e proprio cambio di paradigma.
Andremo ad analizzare come riconoscere il tuo stato di presenza naturale, come allenarlo senza chiuderti in una stanza e, soprattutto, come portarlo attivamente nella tua vita quotidiana per smettere di sopravvivere e iniziare a vivere davvero.
Perché la crescita, sia interiore che materiale, passa sempre per un unico setaccio: quanto ci sei TU in ciò che fai?
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