L’effetto delle ferite nelle relazioni

Mi è successo talvolta di trovare amici in momentanea crisi di coppia, dove con “momentaneo” si va da un giorno a qualche anno.

Dopo aver sentito la faccenda, molto spesso davo loro il seguente consiglio: “Smettete di ferirvi a vicenda.

Che detta così sembra fin troppo banale.
E infatti, di rimando mi sentivo rispondere: “Non è quello. È lui/lei che non capisce, che non vuole ascoltare e bla bla bla….
E via con il ritornello che abbiamo da sempre cantato un po’ tutti.

Non è quello” è una frase che mi è entrata in testa e mi ha convinto di due cose.La prima: smettere di dare consigli, se proprio qualcuno non mi implora di darli.
La seconda: che a volte le persone sono disposte a fare di tutto, tranne la cosa che può davvero farle migliorare.

Il problema è che le ferite non sono percepite come qualcosa di davvero dannoso. Le ferite che infliggiamo, ovviamente. Quelle che riceviamo sono tutt’altra cosa!

I motivi sono molti, il primo dei quali, credo, sia da ricercare nel fatto che alle ferite non diamo grande importanza, per un mero fatto culturale. Detto in altri termini: ferirci ed essere feriti viene considerato abbastanza normale.
Di questo abbiamo parlato abbastanza a lungo Davide e io in uno dei primi webinar che abbiamo tenuto, centrato unicamente sulle ferite. Ecco qua, nel caso ti fossi perso il webinar sulle ferite.

Perciò questo articolo nasce per spiegare, senza ombra di dubbio, che più spesso di quanto ci piacerebbe ammettere, le relazioni si bloccano, non procedono o, nel peggiore dei casi, si spezzano, proprio perché “non è quello” è una colossale stronzata.

Cosa fanno le ferite a una relazione? E la comprensione?
Sono le domande a cui cercherò di rispondere.

La comunicazione come mezzo per costruire la relazione

La comunicazione in una relazione, di qualsiasi tipo sia, è tutto.

È la base da cui partire. Poiché noi umani costruiamo la realtà con le parole, l’unico modo che abbiamo per costruire una realtà comune è quella di comunicare e comprenderci l’un l’altro.

Lo so che siete tutti innamorati dell’idea che una relazione (di coppia soprattutto) deve arrivare al punto che due si guardano negli occhi e si capiscono, senza bisogno di parole. Ma nel frattempo che arrivate a quel punto, ammesso che esista, fatevi un favore: imparate a comunicare in modo decente.

Costruiamo la realtà con le parole.
Per costruire una realtà comune con qualcuno è necessario fare accordi e sapere le rispettive posizioni. In sintesi: conoscere l’altro e farci conoscere a nostra volta.

Più ci conosciamo, più la realtà comune è stretta e profonda.
Esiste un tipo di relazione dove è utile conoscersi completamente ed è quella di coppia.

Nella coppia è utile che io conosca tutta la verità dell’altra persona e viceversa.
Ma in realtà è utile in tutte quelle relazioni dove il legame è molto forte e dove i progetti comuni sono ambiziosi ed elevati.

La realtà così creata sarà forte, stabile, creativa, in grado di resistere agli scossoni della vita e costruire, dando a tutte le parti in gioco la possibilità di realizzarsi pienamente.

Le abilità per raggiungere un ottimo stato di comprensione sono quelle di comunicazione.

Se la comunicazione non va a buon fine, la comprensione rischia di essere un elemento difficile da ottenere.

Fra gli errori che si possono fare, il più pesante, in termini di effetti negativi e di energia da impiegare per ripararlo, è la ferita.

Cosa sono le ferite?

Esistono un’ampia gamma di comportamenti che vanno sotto il nome di ferita.
Io ti faccio un elenco, ma sono sicuro che chiunque potrà aggiungerne almeno due o tre, se non di più, prese dalla sua specifica esperienza.

  • aggressione verbale e/o fisica
  • mancanza di attenzione
  • mancata comprensione
  • mancata soddisfazione di un bisogno
  • imporre le proprie ragioni
  • disprezzo
  • scarsa considerazione
  • ignorare l’altro
  • tradire la fiducia
  • mancanza di fiducia

Mi fermo qui, altrimenti l’articolo diventa infinito. Potete proseguire con le ferite che preferite. Il concetto è chiaro.

Ci sono due cose da dire sulle ferite.

La prima è che ognuno vive in modo soggettivo le ferite.

Per esempio, a me fa più male l’essere ignorato e quando qualcuno prende quello che dico e lo distorce completamente a proprio vantaggio o per colpirmi.
Altri potrebbero vivere altre ferite in modo più o meno difficile.

La seconda è che esistono due tipi di ferite: quelle inflitte in modo consapevole e quelle inflitte in modo inconsapevole.

La persone ferita si sentirà alla stessa maniera. Le ferite fanno male nella stessa identica maniera.

Le due cose tuttavia implicano due realtà differenti.

Spesso ci accaniamo su chi ci ha ferito in modo involontario, come se l’avesse fatto apposta. È come prendersela con chi ci pesta un piede, sull’autobus, per sbaglio.
Una volta che ha chiesto scusa, è finita.

Il fatto è che la ferita provoca una sorta di abitudine allo status di ferito. Io esisto in quanto persona ferita. A volte rinunciare a questo status è assai difficile.

La dico in modo un po’ brutale: non ci piace essere feriti, però le nostre ferite ci piacciono.

Quando siamo feriti possiamo lamentarci, fare le vittime, essere visti, amati e coccolati.
Possiamo dire che il mondo è brutto e cattivo e ricevere attenzione dagli altri. I quali si sentiranno tanto buoni nell’aiutarci.
Insomma, un bel corto circuito di bontà e ammmore!

Non essere compresi: un punto importante da chiarire

Voglio chiarire una cosa sulla mancata comprensione.
Non essere compresi è una ferita e spesso provoca rabbia o chiusura, a seconda delle persona e delle ferita. Rabbia e chiusura poi a loro volta tendono a essere scaricate su chi non ci ha compresi, provocando un’altra ferita e via così, in una bella spirale di distruzione.

Tuttavia…

La sensazione di non essere compresi è identica, sia che l’altra persona non ci abbia effettivamente compresi, sia che non ci siamo fatti comprendere abbastanza bene noi!

 

Lo dico perché ho scoperto, parlando con le persone, che la maggior parte delle volte non veniamo compresi perché abbiamo comunicato poco, male, in modo parziale, senza approfondire davvero la questione.
Detta in due parole: non è l’altro che non ci ha compresi, siamo noi che non ci siamo fatti comprendere.

Purtroppo, la rabbia o i sentimenti negativi che ne derivano, non fanno questa distinzione.

Perciò io mi trovo spesso a parlare con persone che danno la colpa ad altri per non averli compresi, e non si rendono conto che la responsabilità di non essere stati compresi è solo loro!

Assurdo, no?
Ti stupiresti di sapere quante ferite ci si infligge, quanta rabbia, quanto disprezzo, quanta fatica inutile, solo perché le persone non sono capaci di capire (o di ammettere) che sono loro a non esprimersi come si deve.

Questo intendevo con “imparate a comunicare in modo decente”.
Per gli occhi a cuoricino e la lettura nel pensiero c’è tempo.

L’effetto delle ferite e della comprensione

Qualsiasi sia la ferita, in genere annulla la possibilità di comprensione, sia per chi è ferito, sia per chi ferisce.
La ferita è tutto ciò che non è la comprensione. È il suo opposto, il suo lato oscuro.

Ora ti svelo una cosa: le relazioni più sono strette e più sono a rischio ferite.

Più realtà personale viene condivisa, più la realtà comune sarà profonda.
Più la realtà comune è profonda, e più è possibile che le persone si feriscano.

È abbastanza intuitiva la cosa: più siamo a contatto, più interagiamo e più è possibile farsi del male. Se non ci tocchiamo mai, è sicuro che non ce ne faremo.

Per questo moltissime persone scelgono, più o meno consciamente, questa posizione.
La posizione della distanza.

Entrano in relazione con le persone, ma arrivano fino a un certo punto di condivisione, arrivano fino a un certo limite di verità. Non danno il 100%. Arrivano fino a dove ritengono di potersi spingere senza ricevere ferite o da potersi ritirare in tempo qualora sentissero puzza di bruciato.

Paradossalmente, più si cerca la comprensione con passione e onestà e più ci si trova in situazione dove le ferite sono possibili. Perché si è più aperti e più “scoperti”.

Non starò a ripetere per l’ennesima volta che la soluzione non è chiudersi, ma restare aperti e migliorare la proprie abilità di relazione.

Il dramma di vivere con le barriere alzate, con l’attenzione posta sul non ricevere qualcosa (di brutto), piuttosto che sul ricevere qualcosa (di bello) l’abbiamo già sviscerato in lungo e in largo. Lo trovi negli ultimi quattro o cinque articoli che abbiamo scritto, nel webinar sull’attenzione e soprattutto in quello sulle relazioni come stile di vita.

Attenzione: evitare di esporsi con le persone per paura delle ferite o evitare le ferite in una relazione sono due cose assolutamente differenti.

Nella prima eviti proprio di coinvolgerti. Non crei nessuna relazione.
Nella seconda ti coinvolgi, ma fai attenzione a non ferire. Crei relazioni di valore.

La diminuzione drastica delle ferite o la sua risoluzione in tempi brevi permette l’avverarsi di una condizione molto bella.

La relazione si salda e si fortifica.
Si crea più certezza, più energia, più spinta, più valore.
Questa situazione porta qualsiasi relazione a crescere: avere progetti più grandi, avere comprensioni più elevate, avere mete più ambiziose, che realizzino tutti come singoli e come componenti della relazione.
Perciò, detto in soldoni:

  • Meno ferite = più comprensione = più realtà comune (progetti, idee, visione del mondo)
  • Più ferite = meno comprensione = meno coesione = meno progetti comuni (relazione meno salde, più superficiali, poco o niente progettuali).

I parametri della ferita e della comprensione

Comprensione e ferite, in quanto opposti, hanno le stesse due caratteristiche: profondità e durata.

Sia nella comprensione, sia nel suo opposto, la ferita, il fattore chiave è il tempo.
Per quanto tempo si ottiene comprensione?
Per quanto tempo si provocano e/o subiscono ferite?

Per quanto una singola ferita possa essere profonda, è la sua reiterazione che provoca dei danni duraturi. È difficile che una relazione si spezzi per una singola ferita.
Come spesso accade, la goccia che scava la roccia fa più malanni.

La stessa cosa, al contrario, si può dire per la comprensione.
Essere compresi completamente, ma una tantum, ha un valore molto differente che essere compresi tutti i giorni, anche di poco.

Nella prima situazione è come vincere la lotteria. La seconda assomiglia più a ottenere un buon lavoro, stabile e ben remunerato.

Il concetto da capire, sul quale martelliamo ormai da tempo, è proprio…il tempo!
Le relazioni sono una costruzione nel tempo.

La comunicazione è l’edificio all’interno del quale farai vivere le tue relazioni.
La comprensione è l’armatura di tondini in ferro che creano il cemento armato e rendono stabile l’edificio.
Le ferite sono il contrario: tondini danneggiati o mancanti. In pratica una speculazione edilizia a basso costo!

La sfida è quindi quella di creare delle relazioni dove ci sia un’attenzione maniacale a creare un’armatura invincibile, evitando la speculazione edilizia.
Fuori di metafora:

  • evitare le ferite prolungate
  • perseguire la comprensione prolungata

Cosa intendi per ferite prolungate?
Devi sapere che, contrariamente a quanto moltissime persone pensano (e anche onestissimi formatori nel campo), le ferite si possono affrontare, risolvere e pulire completamente, come se non fossero mai esistite,

SE

sono riconosciute e trattate in tempo utile.

Se questo non avviene (cioè nel 99% dei casi), la ferita ristagna e dopo un po’ svanisce – la storiella del tempo che guarisce le ferite – ma in realtà è ancora lì, nascosta da qualche parte, col suo carico di rabbia repressa, pronta a esplodere come una mina appena un incauto ci metta su il piede.

Perciò le ferite prolungate sono semplicemente quelle che non vengono affrontate e risolte in tempo utile.

Ma se sono il 99%, cioè se quasi nessuno risolve in tempo utile le ferite, allora che succede?

Adesso andiamo a vedere uno degli scenari possibili. Che è quasi apocalittico.

Non temere, il mio scopo ovviamente non è spaventarti ma…
Certo che è spaventarti!

È ora di smetterla con l’idea che le ferite siano un male necessario, che tanto non succede niente e che se ogni tanto ferisco è uguale, ci sono cose più importanti, io mi devo esprimere e “non è quello il problema”. Certo che è quello il problema!

Ora leggi l’ultima parte e inorridisci a vedere cosa fanno davvero le ferite alle tue relazioni!

Qual è l’effetto delle ferite nelle relazioni?

Chiudiamo l’articolo con una serie di grafici, che rendono in modo visivo gli effetti di ferita e comprensione sulle relazioni.

Mi auguro che ti aiutino a capire quanto è inutile e deleterio continuare a mantenere una posizione dove anche se ferisci “non è quello il problema”.

 

Grafico 1: le ferite e l’area di risalita

 

Le ferite e l’area di risalita

 

Ogni relazione ha un suo equilibrio iniziale, che può essere modificato in positivo dalla comprensione (verde) e in negativo dalla ferita (rosso).

Le ferite fanno decadere l’equilibrio iniziale e ne creano una nuovo, temporaneo.
Per tornare al livello di comprensione, stima, fiducia iniziale, occorre pulire la ferita.

Più la ferita perdura nel tempo, più l’energia necessaria per superarla sarà elevata.

Nel grafico, l’energia necessaria a superare la ferita è l’area fra la freccia rossa (la ferita), quella verde (la comprensione) e la linea tratteggiata, cioè il nuovo livello di relazione.

Attenzione: impiegare un tempo troppo lungo a risolvere una ferita porta la relazione esattamente al punto di partenza, ma non la fa crescere.
In pratica, risolvere le ferite significa tornare a zero.

Non so se hai compreso bene il concetto: litigare per ore, scannarsi, mandarsi a quel paese, o peggio, ignorarsi per ore e giorni, non solo non serve a niente, ma tutto lo sforzo che farai per riprenderti da questo stato, ti farà tornare esattamente al punto da cui eri partito.
Non un centimetro in più.

In pratica, hai fatto una fatica enorme solo per avere una cosa che avevi già se non vi foste feriti.

La dico in altro modo: hai perso una quantità esagerata di tempo, energia, attenzione e probabilmente anche un pezzo di fegato, per niente. Risorse buttate nel cesso.

Ti piacciono ancora così tanto le ferite?

 

Grafico 2: il nuovo equilibrio delle ferite prolungate

 

Il nuovo equilibrio per le ferite prolungate

 

Proseguiamo.
Dal secondo grafico puoi capire cosa accade se vivi in un sistema di ferite continue.
Ferita oggi, ferita domani, l’energia necessaria per risalire al punto di partenza è sempre di più e tu ne hai sempre di meno.
Il risultato può essere che a un certo punto non si risale più: le ferite hanno creato un nuovo equilibrio della relazione, ovviamente al ribasso.

Le persone stanno lo stesso insieme, si frequentano, si parlano, vivono sotto lo stesso tetto (nel caso della relazione di coppia) ma qualcosa è cambiato. C’è meno intesa, meno fiducia, meno stima, meno comprensione reciproca. I progetti comuni sono più difficili da portare avanti, alcuni anche saltano del tutto o vengono posposti a data da destinarsi, che va da domani a chi lo sa, ognuno comincia a ritagliarsi un po’ più di spazio, quando prima non ne sentiva il bisogno.
Si diventa un po’ più estranei.

Tornare indietro da questa situazione è assai difficile e richiede una buona dose di perseveranza, abilità e accettazione da entrambe le parti. È un’impresa ardua.

Le amicizie si raffreddano e si distanziano, le coppie perdono affiatamento.

Non è più come prima.
E la cosa assurda è che nessuno sa dire il perché.

E spesso è tutto lì: una somma di ferite, di incomprensioni più o meno grandi, di incapacità di comunicare ed essere compresi (sempre ferite sono), di chiusura quando serviva apertura e via discorrendo.

Questi sono dei buoni motivi per rifiutare il sistema delle ferite e tentare con ogni mezzo di imparare a esprimersi e far esprimere l’altro senza ferite, o con l’abilità di riconoscerle e superarle in tempo.

Potrei concludere qui, che basta e avanza, ma finisco con l’ultimo grafico. Quello che accade se vivi in un sistema di comprensione continua (o sufficientemente).

 

Grafico 3: il nuovo equilibrio della comprensione

Il nuovo equilibrio della comprensione

 

Serve davvero che lo commento?
La comprensione si nutre di comprensione e costruisce sulla comprensione.

Ogni comprensione alza il livello della relazione: più conoscenza di sé e dell’altro, più fiducia, cura, attenzione, interesse, voglia di fare assieme.

Avere una comprensione sufficiente per una durata di tempo sufficiente, provoca un cambiamento permanente nell’equilibrio della relazione in meglio.

È l’esatto opposto della ferita ripetuta.

La relazione è così una corda tesa verso l’infinito.
Nessuno può davvero dire quale possa essere il suo limite.

Ti invito a scegliere questo genere di relazioni e a perseguirle con tutta la tua forza.
Da una parte c’è la frustrazione di una vita di relazioni come l’hai sempre avuta, dall’altra hai un universo ignoto da esplorare.

È una scelta difficile?
Sì.
Ma è anche eroica.
E in fondo, l’unica che realizza davvero la tua umanità.

Cosa sceglierai?


 

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By | 2017-08-06T16:20:31+00:00 agosto 2nd, 2017|Uncategorized|2 Comments

2 Comments

  1. Michelangelo Lazzarini 3 agosto 2017 at 14:24 - Reply

    Caro Matteo,
    sarà che sono in grazia, le tue parole mi toccano dalla prima all’ultima, grafici compresi.
    O sarà che hai abilità di relazione, anche senza guardarti negli occhi, comunque grazie, grazie davvero, già sapevo molto su questo ma ora ho più chiarezza e voglio spingere ancora di più. Un abbraccione!

    • Matteo Saltori 4 agosto 2017 at 01:15 - Reply

      Ciao Michelangelo,

      che bello, sono contento. Vai alla grande!
      Un caro saluto a voi tutti.

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