> vero, semplice <

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La verita’ e’ che non abbiamo la minima idea di dove stia la verita’.
Punto.

Cerchiamo continuamente un fare, un essere, degli avere senza posa, senza semplicita’, senza permettere che sia la bellezza a guidare.
Sentiamo il bisogno di descrivere ciò che non e’ descrivibile pensando che il conoscere creera’ il vivere supponendo che vivere sia essere.

Detto in altri termini pensiamo che definire, descrivere, fare, ci permettano di vivere con pienezza. Il paradosso e’ che definire, descrivere, fare hanno senso se c’e’ un punto di partenza solido su cui farli poggiare.

E’ come prodigarsi a coltivare la terra, progettare, lavorarla, concimarla, gestire l’irrigazione con la speranza di ottenere un grande raccolto. Senza però saper cosa si e’ seminato.

Un esempio per comprendere bene questo aspetto (che in realta’ e’ molto più sottile, complicato e delicato di quanto si possa trattare in questo spazio) arriva dalla ricerca del miglioramento.

Moltissime persone si avvicinano alla crescita attratte dalla prospettiva di migliorare.
Ma spesso questo termine viene mal inteso creando incomprensioni, false prospettive e frustrazione.

Inoltre, se non si comprende bene, il rischio e’ di ottenere l’esatto opposto di quello che una crescita potrebbe donare: allontanarti da te stesso invece che conoscerti e trovare il modo di creare un ecosistema di vita ottimale.

Visto da un altro angolo, se punti al miglioramento non comprendendo il vero significato, rischi di trovarti su un treno che va a Milano convinto di essere al volante della tua automobile in direzione Roma.

Capiamo dove sta il malinteso.

Migliorare NON e’ mai comparativo (essere migliore di qualcosa o qualcuno).
Il perche’ fare crescita e’ una motivazione personale.
E’ accrescere la tua presenza, le tue abilita’.

Non e’ una gara per arrivare primo alla coppa o per dimostrare qualcosa. Non e’ il modo per avere più donne, soldi, potere.
Non e’ la strada per farla pagare a chi ti ha voluto male.
Non e’ il sistema magico per dimostrare che gli altri avevano torto e tu ragione.

Non e’ nemmeno un confronto personale (devo essere migliore di come sono).
Questo ultimo punto e’ ESTREMAMENTE RISCHIOSO.
Presuppone che la tua condizione di partenza sia di “persona sbagliata”, inefficace, di poco valore (ecco spiegato perche’ a volte, quando parliamo di alcuni corsi di motivazione o autostima, invito ad una certa prudenza).

Ma se e’ vero che tutti possiamo attivare dei processi di crescita, allora e’ anche vero che siamo gia’ sufficientemente abili di partenza, almeno nel potenziale!

Tutte le esperienze fatte (negative e positive) e le tue risposte (positive o negative) ti hanno permesso di arrivare qui, allo stato attuale, al momento presente.

E questo non e’ giusto ne sbagliato.

È semplicemente ciò che e’.

È la realtà di questo momento da cui non puoi prescindere ma da cui puoi partire.

Migliorare significa semplicemente: prendi ciò che sei e ciò che hai adesso e parti da qui.  Goditi il viaggio e tieni costantemente presente che sei alla guida.
Da qui puoi tentare di creare la miglior condizione possibile in cui esprimerti e vivere.

Non c’è bisogno di essere diverso da ciò che sei (sarò monotono ma lo avevo gia’ scritto qui –> https://www.crescitalibera.com/niente-di-sbagliato-ad-essere-cio-che-sei/).

Da qui puoi accrescere la tua comprensione di te, le tue abilità, strutturare progetti.
E’ un percorso in continuo divenire che e’ tanto più produttivo ed efficace quanto più e’ libero da tentativi di spiegarlo.

Ma se manca questo punto focale, il permettersi di essere, ogni cosa perdera’ naturalezza.

Perderai sempre più la vicinanza con la verita’ di te che spinge per manifestarsi.

Perderai la prossimità con la verità e semplicità della vita, delle cose.

Perderai l’incontro con l’altro, la sua verità e il suo profondo valore.

Se hai già letto alcuni dei miei articoli, avrai notato che spingo molto sul fare.
Creare un certo tipo di realtà, mettere impegno, avere finalità.

Ecco, forse non rimando mai abbastanza come tutto questo sia un mezzo per esprimersi.

Non è un dato di poca importanza!
Il fatto che sia un mezzo, presuppone che alla base ci sia una condizione personale che NECESSITA di essere manifesta.

Ci sei tu, insomma!
E sei TU, adesso come tra dieci anni.

Sei TU nel momento in cui le cose sembrano andare male, sei TU nel momento in cui le cose vanno alla grande.

La differenza sostanziale è quanto tu sei consapevole di questo.
E quindi, quanto le tue scelte, la direzione che prendi, non sono altro che una naturale e diretta conseguenza di ciò che già sei.

Semplifichiamo:
Un seme è un seme sempre, qualsiasi condizione attraversi.
Che tu lo tenga chiuso in un sacco, o lo metta nel terreno, lui resta sempre un seme.
Non solo, ma è anche uno specifico seme!

Se è il seme di una pianta di grano, non potrà diventare una sequoia.
Se tenti di crescere una sequoia partendo da un seme di grano, non avrai né il grano né la sequoia.

Il seme ha già dentro se tutto il potenziale per diventare qualcosa. Nel nostro caso è una potenziale pianta di grano.

Se lo riconosci e gli dai le migliori cure tenendo come finalità quella di permettergli di esprimere al meglio la sua natura, è quasi certo che otterrai una pianta di grano che è grano al 100%!

Tutto il su potenziale può esprimersi e diventare la miglior pianta di grano che può essere.
Ogni seme può essere grano in un modo specifico che è la sua perfetta forma e identità di grano.

Ogni seme crescerà e maturerà in un perfetto specifico modo.
Non c’è una pianta migliore dell’altra, in realtà.
Se non vengono piegate, ogni pianta diventa il meglio che poteva essere.

Ecco, noi, tu, io, gli altri, siamo come dei semi.
La ricerca che facciamo non è un “essere migliore” assoluto.
È la scoperta di quale sia il tuo specifico, particolare, individuale miglior modo di essere te stesso.

Talmente semplice ed essenziale che non riusciamo a cogliere e afferrare tanta verità di noi.

In teoria, non c’è cosa più naturale di essere ciò che sei.

Nella realtà, lo sai anche tu, la storia è tutta un altra!

Passiamo gran parte della nostra vita a muoverci cercando di farci andare bene “vestiti” stretti, larghi, fuori tempo e non completamente affini.

Perché?
Essenzialmente perché temiamo qualcosa.

Temiamo di essere feriti o di ferire.
Temiamo di non andare bene.
Temiamo di fallire.
Temiamo il successo.
Temiamo di restare soli.
Temiamo di non essere all’altezza.
Tramo che gli altri non siano all’altezza.
Temiamo che la vita non sia all’altezza.
Temiamo il futuro.
Temiamo il presente.

Serve che continui?

Però.
A volte.
Come un raggio di sole all’imbrunire, appare.

Lo so, che anche a te succede o è successo.
Ci sono momenti, a volte piccoli barlumi in cui tutto è così naturale, preciso, perfetto.
In cui, anche se mancano tante cose, non manca nulla.
Magari è soltanto un ricordo passato ma se ci ritorni sono sicuro che puoi ancora percepirlo.

Ecco, quella condizione di stabilità, di non bisogno è proprio il punto da cui le nostre scelte, le nostre azioni, la nostra trasformazione può partire.

Non è utile che rimanga solo un momento di conforto, un rifugio.
È troppo poco, è uno spreco!
No, vale troppo!
Vali troppo per lasciare che sia relegato al ruolo di caverna per il letargo dal peso della vita!

Fa che sia invece la bussola per il tuo grande viaggio!

Perché vale di più una grande caduta nel tentativo di dare un senso alle cose che una pacata e monotona accondiscendenza a risparmiarsi.

Un mio insegnate, forse l’unico vero maestro che considero tale, mi ha insegnato una cosa, che la pienezza si vive quando hai dato tutto e spingi ancora un po’, quando ti sei consumato nel dare, e nel tentare senza per questo aspettarti un pagamento ma semplicemente perché sai, senti, che è giusto.
L’unica verità certa è la tua verità.


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Questo articolo ha un commento

  1. Ciao Davide come sempre è una meraviglia leggerti. le tue parole ricordano quanto sia importante concentrarsi sulla nostra vera essenza abbandonando lo spasmodico e deleterio tentativo di essere giusti per un modello che si persegue, o rispetto al l’impressione che vogliamo dare agli altri o ad un’idea di noi che vogliamo costruire per garantirci affetto e accettazione tuttavia questa strada ci allontana da ciò per cui siamo nati…tentiamo di essere sequoia ma la fine vestiamo degli abiti che non ci vanno bene facciamo delle scelte in cui non crediamo e talvolta mettiamo in atto comportamenti e azioni che in cui non ci rispecchiamo. la domanda quindi è che cosa stiamo dando al mondo? credo che l’impegno migliore verso noi stessi e verso gli altri sia proprio quello di essere autentici rispetto al nostro progetto di vita sposando appieno le nostre scelte e potendocene prendere pienamente e serenamente la responsabilità.
    Ricordo quella bellissima storia del libro LE TRE DOMANDE DELLA FELICITÀ

    IL GIARDINO DEL RE
    Si racconta che una sera un re che amava le piante, al ritorno da un lungo viaggio, decise di fare una passeggiata in giardino. si ricordava di aver dato istruzioni precise ai giardinieri, tuttavia scopri con tristezza che i suoi alberi e arbusti, parecchi dei quali aveva piantato egli stesso dopo molto lavoro, stavano morendo.
    Angosciato, domando loro cosa stava succedendo.
    La Quercia gli disse che stava morendo perche non poteva essere così alta come il Pino. Il Pino in agonia si lamentava di non dare uva come la Vite. Sotto la pergola, la Vita moriva di rabbia perche non poteva fiorire come la Rosa; mentre la Rosa rimpiangeva di non essere forte come la Quercia.
    Anche al re venne voglia di piangere.
    Guardando verso l’angolo più remoto del giardino, vide che stavano crescono moltissimi fiori di tutti i colori e traboccanti di salute ed energia.
    Il re si avvicinò alle Fresie che fiorivano più fresche che mai e domandò: “Com’è che crescete così floride, lontane dalla fonte e probabilmente dimenticate dalla cura dei miei giardinieri?”
    I fiori risposero: ”Noi abbiamo sempre supposto che quando ci avete piantate volevate che fossimo fresie. Se aveste voluto una quercia o una rosa, avreste piantato una rosa o una quercia. in quel momento abbiamo capito che il nostro modo di ringraziarvi della vita era esser le migliori fresi che potevamo … e cosi abbiamo fatto. “

    grazie davide per dedicare questo tempo e queste parole, perche possono davvero cambiare il mondo di ognuno di noi.

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