Eroi del quotidiano – Te la senti di cambiare il mondo?

Eroi del quotidiano

“Vorrei che l’Anello non fosse mai venuto da me. Vorrei che non fosse accaduto nulla.”
“Vale per tutti quelli che vivono in tempi come questi, ma non spetta a loro decidere; possiamo soltanto decidere cosa fare con il tempo che ci viene concesso.”
(Il Signore degli Anelli)

 

Ho scritto questo articolo subito dopo gli eventi di Nizza.
Esce adesso, ma è frutto dello sgomento provato quel giorno. E i precedenti. E i successivi…
Ha senso scrivere un articolo che parla di orrore su un blog che tratta di crescita?
La risposta è semplice.

La crescita avviene nella vita.

Non avrebbe senso al di fuori. Nella vita accadono anche eventi orribili.
Possiamo scegliere di non vederli. Possiamo scegliere di vederli e confrontarci con essi.
Abbiamo scelto la seconda via.
Abbiamo scelto una via che possa essere utile per noi, per le nostre vite e che possa essere uno spunto utile per chi decide di intraprenderla.
Buona lettura.

 

Non guardo un TG da almeno cinque anni.
L’ultima volta mi è sembrato di stare dentro un film dell’orrore. No grazie, mi son detto.
Mi guardo le notizie su Facebook. Scelgo io cosa, dove, quando e come. Così sono tranquillo.

Poi arrivano momenti in cui c’è un’escalation di atti di terrore, omicidi, razzismo, autobombe, disastri, colpi di stato e capisco che ho fatto male i calcoli.
L’orrore entra lo stesso in casa.
Dallo smartphone o dal PC, dalla TV o dal giornale. Non importa. Il risultato è sempre quello.
Un pugno secco nello stomaco.

Una sera sono andato a uno spettacolo, sono stato via tre ore. Tre ore col cellulare spento. Lo riaccendo e scopro che c’è stato un golpe. Ho paura ad andare due giorni in montagna. Se torno, l’Europa ci sarà ancora?

E’ troppo.
Non ci sto dietro al susseguirsi frenetico di follia e violenza.
Ormai le tragedie avvengono più in fretta di quanto riesca a metabolizzarle.
Non sono nemmeno spaventato. Ho un tale bombardamento di pensieri ed emozioni che sono frastornato, peggio che se avessi passato due giorni sul Blue Tornado. Non riesco a mettere ordine nei pensieri.
E la cosa più angosciante è che non ci posso fare niente.

Ciò che più temo è capire che un uomo, e addirittura un’intera collettività, possano perdere l’umanità.

Umanità è sentirsi connessi con gli altri esseri umani.
E’ l’abilità di sentire il collegamento che c’è fra me, gli altri, la vita. Sentire che non c’è separazione, che facciamo parte dello stesso gioco, che siamo tutti sulla stessa barca.

Che succede se mi sento collegato a qualche cosa?
Succede che ci tengo. Che soffro se sta male, che mi curo che stia bene.
Essere collegati, essere uniti, significa che una parte di me è anche lì.
Che io SONO una parte di quel tutto.

Sentire l’appartenenza agli altri non è affatto scontato.
Anzi, di norma, la maggior parte di noi, io compreso, hanno un collegamento limitato.
Mi sento più vicino a un italiano che a un iracheno. Mi sento più vicino a uno mio concittadino che a un abitante di un’altra città. E così via…
Un qualche tipo di legame, seppur debole, esiste anche con una persona che vive all’altro capo del mondo, che non parla la mia lingua e che non ha alcuna connessione con il sottoscritto.
La connessione è quella di essere, come me, umano.

Che succede quando questo legame si recide del tutto?
Cosa accade quando si perde la consapevolezza, ammesso che si abbia mai avuta, del collegamento fra se stessi, gli altri e la vita?

La prendo larga con un esempio.
Stamattina ho sorseggiato un thé nella mia tazza preferita.
Ci sono legato perché è un regalo di Natale, perché fa parte di un set di due che mia moglie e io usiamo spesso per fare colazione assieme.
E’ una tazza che per noi significa “colazione in famiglia”.
Se si rompesse mi dispiacerebbe. Non ci farei una tragedia, ma mi dispiacerebbe.
Perché c’è un legame con quell’oggetto. C’è una parte di me. Perciò lo tratto bene. Sto attento che non si rompa. Non lo butto dove capita.

Viceversa, il barattolo della marmellata, una volta finita la marmellata non serve più. Lo butto nel bidone del vetro senza cura. Se si spacca è uguale. Non c’è nessun significato che mi lega a quel barattolo. Non c’è alcuna parte di me. Mi è estraneo. E’ altro da me.
Una volta finito di servirmi, ne posso fare ciò che voglio. Lo posso anche distruggere e buttare via.

Il legame con gli umani non è differente.

Quando un uomo perde quel collegamento con gli altri, gli altri diventano estranei. Non più umani. Diventano barattoli usati. A un barattolo puoi fare quello che ti pare.
Se lo odi, se è tuo nemico, se ti ha fatto del male o pensi che te ne farà, l’unico limite ai danni che puoi fargli sarà dettato solo dalla tua immaginazione e creatività. E’ terribile a pensarci.
Questa è la dis-umanità. Ed è proprio quello che succede.

Di fronte a questo tipo di violenza e di follia, io cosa posso fare?
A meno di non avere sufficiente potere, autorità o entrambi, non posso fermare il male nel mondo. Non posso impedire alle bombe di esplodere, alla fame di mietere vittime ogni anno, alle guerre di scoppiare, ai terroristi di farsi saltare in aria o di sfrecciare con un camion lungo una strada affollata.
Questo è reale. E angosciante.

E allora, cosa posso realisticamente fare?
Con le mie forze, con i mezzi a mia disposizione, cosa posso fare per rendere questo mondo un posto migliore?

Il mondo nella sua globalità è troppo. Non sono Obama, né il Papa e nemmeno Iron Man.
Posso incidere solo sulla mia fetta di mondo.

La mia fetta di mondo è la parte di realtà che ho scelto e nella quale posso fare qualche cosa. Nella quale con le mie abilità posso davvero raggiungere un risultato.

L’ampiezza della mia azione non la decide il mio sentire, la mia volontà o le mie idee. Non importa quanto ci credo o no. Non importa quanto voglio che le cose cambino o no.

L’ampiezza dell’azione la decide la mia abilità.

Se conosco tre persone, potrò influire su quelle tre persone. Se ne conosco cento, potrò raggiungerne cento. Se ho la fiducia di un’intera nazione, posso diffondere le mie idee a un’intera nazione.

Perciò, se hai l’ambizione di elevare una fetta di mondo più ampia, la strada è molto chiara: alza le tue abilità di relazione, le tue abilità personali, la tua disciplina, la tua capacità di dare valore e di diffondere il tuo messaggio.
Un messaggio bellissimo, ma che non esce da casa, non serve a niente se non a te.
Raggiungi più persone di prima. Tocca il destino di più persone di prima.

L’unica risposta intelligente agli eventi drammatici che ci stanno colpendo è preservare e far crescere sempre di più quel sottile legame fra me, gli altri e la vita.
Mantenere vivo quel legame e diffonderlo.
Mantenere viva e diffondere l’umanità.

Nutrire quel legame è un atto di consapevolezza.
Lo faccio per me, per gli altri e per gli altri che verranno.
Sarà la mia eredità. Grande o piccola non importa.
Sarà la mia impronta nel mondo.

Questo impegno, questa lotta, è uno sforzo quotidiano.
Non è oggi sì, domani forse, dopodomani no.

L’umanità si coltiva tutti i giorni o non si coltiva.

Nella pratica, quindi, che si può fare?
Ti lascio con alcuni spunti. Leggili, riflettici, pensa se possono essere applicati nella tua vita quotidiana. Sono semplici domande, ma dai risultati potenti.

Più ti farai queste o domande simili, più ti impegnerai a trovare le risposte, più la tua fetta di mondo ne trarrà benefici.

  • La persona che ho vicino (moglie/marito, compagno/a, fidanzata/o) si sente sufficientemente compreso/a da me?
  • La persona che ho vicino (moglie/marito, compagno/a, fidanzata/o) si sente sufficientemente compreso/a da me?
  • Chiedo alle persone che amo di cosa hanno bisogno?
  • Chiedo alle persone che amo se le ascolto/comprendo a sufficienza?
    Come posso comprendere di più mia moglie/marito (o compagna/o, fidanzato, ecc...declinalo come ti pare)?
  • Come posso prendermi più cura delle persone che ho accanto? Chiedo loro di cosa hanno bisogno?
  • Ho stima delle persone che mi sono accanto? Loro lo sanno? Lo comunico abbastanza?
  • Dico sì alle loro richieste o continuo a negare aiuto/comprensione/risorse?
  • Sono amico dei loro fini esistenziali? Mi impegno affinché abbiano successo nella vita e realizzino i loro obiettivi?
  • Oppure resisto al loro successo, li ostacolo, nego il mio aiuto e il mio sostegno?
  • Se resisto al successo delle persone amate, perché resisto? Cosa temo? Cosa ho paura di perdere?
  • Posso comunicare di più? Posso farmi conoscere di più dalle persone? Se sì, come?
  • Posso comprendere di più gli altri? In che modo?Ho detto di recente cose che hanno provocato danno, dolore, ferite, rabbia, frustrazione?
  • Se sì, come posso rimediare? Se non è possibile, come posso fare meglio? E soprattutto, voglio fare meglio?
  • Se sono un educatore (genitore, insegnante, nonno, ecc..), ho cura di comprendere i tempi e i bisogni dei bambini/ragazzi? Li rispetto? Come posso fare meglio?
  • Do loro indicazioni utili per la propria vita?
  • Li ringrazio per la loro attenzione?
  • Li ringrazio ogni volta che seguono le mie indicazioni?
  • Se sono un imprenditore, i prodotti che vendo creano valore per i miei clienti? Risolvono al meglio i loro problemi?
  • Lascio le persone migliori rispetto a quando le ho incontrate?

Sono solo esempi.
Le domande sono infinite. La verità è che, anche con semplici domande, anche solo guardandosi attorno, non c’è limite alle scelte che posso fare per migliorare il mio ambiente circostante.

Come va il mondo dipende da diversi fattori. Ci sono eventi che accadono e basta. La nascita e la morte, per dirne due. Non ne abbiamo alcun controllo.

Altri che sono solo frutto di scelte.
Le scelte sono milioni, miliardi. Eppure, io penso che alla fin fine siano solo di due tipi.
Possiamo fare di tutto per avvicinarci alla verità o di tutto per allontanarci.

Scelte vere, reali, in linea con la nostra verità di esseri umani producono un tipo di mondo. Scelte contrarie alla nostra natura conducono in un’altra direzione. Una direzione che fa sembrare la Terra di Mordor un parco giochi per bambini.

Perciò ti invito a farti le tue domande su come migliorare te stesso e l’umanità che riesci a toccare con le tue parole, con il tuo esempio, con le tue scelte.
Riesci a migliorare solo te stesso? Va benissimo così. Riesci a toccare la tua famiglia? Riesci ad andare oltre? Va benissimo così.
Fai del tuo meglio con quello che hai.
Adesso. Subito.
Ti invito a lottare per un mondo migliore.

Non arrenderti mai.

 


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Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Grazie del tuo scritto. Mi fa riflettere sulla responsabilita di ognuono di noi di migliorare le proprie relazioni.
    “Ama il tuo prossimo come Te stesso”…disse un Maestro.
    La chiave per riuscire a fare tutto ciò che hai scritto, secondo me, sta nelle sue parole, prima di tutto : Amare Sei Stessi!
    Solo così é possibile poi amare gli altri.
    Ciao..buona vita

    1. Ciao Fabiola,

      scusa la risposta tardiva, il tuo commento chissà perché era finito nel filtro anti-spam. L’ho visto solo ora.
      Concordo con te e con l’autore della frase (una delle più importanti mai state dette, secondo me).
      La strada per costruire una realtà migliore parte sempre prima da noi stessi.
      Iniziato a fare questo poi ci vogliono una scelta e un’intenzione consapevole.

      Grazie del contributo, buon proseguimento.

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