Parlando di equilibrio…

La vita a volte richiede equilibrio…ma ancora più spesso gli equilibri vanno rotti per raggiungere una propria stabilità.

La vera stabilità, però, si trova nell’aprirsi alla flessibilità: essere aperti a tutto senza pregiudizio, tenere saldi i propri obbiettivi chiave e se stessi guardando le cose con infiniti punti di vista diversi!

L’equilibrio è una proprietà del mondo fisico ed ubbidisce alle sue regole. Per realizzarsi ha bisogno di trovare un compromesso tra due elementi opposti fino a che si trovino bilanciati.

Ma la nostra realtà interiore più intima, seppur poi si manifesti sul piano fisico, ha regole completamente diverse secondo le quali anche gli opposti possono coesistere a livelli diversi.

Non quindi in equilibrio ma in contemporaneità.

Questo permette di non escludere possibilità ma di includerle tutte, di potersi aprire ad ogni potenziale per scegliere quello che meglio si adatta a noi e, poi, tradurlo in realtà fisica attraverso un compromesso non imposto ma coordinato a chi realmente siamo.
Un passo fondamentale per la libertà di scelta!

Se mantenessimo un contatto costante con la nostra parte consapevole potremmo cogliere le varie opportunità con naturalezza, valutare ciò che accade con un maggior senso di realtà e aprire le porte a tutte le possibilità maturando scelte più congrue.

Questo perché in noi possono coesistere, appunto, posizioni multiple ed essere tutte accettate.

Quando invece siamo invischiati con la nostra mente e con le sue fissazioni, creiamo degli equilibri basati su ciò che ‘crediamo’, su ciò che ci è stato imposto.
In generale, su presupposti rigidi e predeterminati sulla base di esperienze passate che non siamo stati in grado di fronteggiare.

Questi ‘equilibri’, quindi, non si basano su dati reali ma su supposizioni: a priori qualcosa in noi ha già determinato gli esiti e non ci permette flessibilità.

Nella vita incontriamo ogni giorno tantissimi eventi ed esperienze e ciascuno di essi è unico e richiede risposte uniche.
Potremmo dire che a ogni esperienza corrisponde un proprio ed unico equilibrio.

I bilanciamenti quotidiani che la vita ci richiede non sono rigidi, quindi, ma flessibili: di fronte ad una stessa richiesta posso rispondere si oggi e no domani in base alle condizioni del momento.

Se, al contrario, ci muoviamo per rigidità, avremo reazioni scomposte, non coerenti alla realtà delle cose così come sono e otterremo frustrazione.
Mancheremo il senso di completezza che deriva dal sentire di essere indirizzato.

Potremmo ad esempio sentirci sempre in dovere di rispondere si alle richieste altrui e ritrovarci poi a vivere un senso di fastidio nello svolgere l’azione richiesta o provare risentimento nei confronti di chi ci ha fatto quella richiesta.

Trovare flessibili equilibri non toglie certo la possibilità di compiere errori o mancare le mete prefisse.
Quello che cambia veramente è la propria percezione interiore.

La sensazione che emerge è di essere “in linea” con le proprie scelte e la propria espressione.
Posso spendermi, tentare sinceramente e sentirmi per questo realizzato.

La direzione certa e la completa libertà di mettersi in campo diventano elementi portanti e anche eventuali insuccessi risultano accettabili senza togliere bellezza a ciò che si è costruito fino a quel momento.

Questo permette di maturare una certezza profonda e si sente di poter rispettare se stessi e gli altri: per raggiungere le mie mete mi affido alle mie abilità senza necessitare di manipolare o forzare gli altri.

Posso interagire con loro apertamente esprimendo in modo chiaro le mie finalità, aprendo le porte alla cooperazione senza interessi nascosti. Relazioni sinergiche basate su equilibri flessibili, che allargano il panorama ad una crescita esponenziale.

Si collabora per scelta perché ognuno ha qualcosa da dare.
Si può non collaborare senza che questo crei litigi, tensioni o sensi di colpa.
Si può scegliere di affrontare determinati passi assieme e accettare poi di riprendere ognuno il proprio cammino.

La domanda che potrebbe sorgere a questo punto è: “ ma non si rischia di mollare a metà delle collaborazioni perché ci si sente troppo ‘liberi’?”.

Questo è un rischio che non è determinato dall’agire con equilibri flessibili bensì dalla profondità e sincerità della scelta.

Se la scelta è determinata dal nostro valore più profondo, si radica poi nella realtà.
Scegliere un obbiettivo determina una identità e con questa ci muoviamo in quella direzione.

Avere identità corretta permette di essere flessibili per adeguarsi alla volubilità della vita mantenendo la corretta rotta.

Se incontro un masso sulla strada posso affrontarlo in vari modi (lo sposto oppure torno indietro e trovo una strada alternativa) ma questo non toglie la mia attenzione dalla meta da raggiungere.

Allo stesso modo muoversi con chiarezza del punto d’arrivo e contemporaneamente con elasticità ci permette di affrontare gli ostacoli senza cambiare meta.

Questo ci da anche il peso interiore per saper accettare di rinunciare se l’obiettivo dovesse risultare irrealizzabile.

Un discorso molto ampio che vedrò di integrare prossimamente, ogni punto di vista sarà ovviamente ben accetto e valutato.

Questo articolo ha 2 commenti.

    1. Grazie Tiziana! E complimenti per le tue opere!
      Davide

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