Tenere…

Tenere…

 

Tenere, tenere, tenere…per poi vedere improvvisamente realizzate le proprie mete.
E gioirne appieno per aprire ad altri obbiettivi.

Come è strana la vita….così semplice che riteniamo efficace complicarla anziché aprirci alla sua bellezza.

Eppure la risorsa fondamentale di cui siamo costituiti, la nostra essenza, porta con se la creazione, non la distruzione.

“La giusta azione per la giusta durata”  questo porta a concretizzare, in qualsiasi processo.

Non l’arenarsi e il crogiolarsi nel problema, nelle sue affascinanti sfumature e nelle scuse che ci regala, ma mantenendo il fine, la direzione in modo corretto.

Scrivendolo (e anche leggendolo) sembra la cosa più naturale del mondo. E lo è.

Se voglio spostarmi di 100 metri dalla mia posizione, cammino per 100 metri nella giusta direzione.
– Voglio andare la.
– Cammino.
– Raggiungo la meta.

La semplice volontà di compiere l’azione corretta per realizzare un obbiettivo che ho scelto mi permette di creare una nuova realtà: da una situazione di partenza statica attraverso un azione raggiungo un nuovo stato con un valore aggiunto: una meta realizzata.

Cosa succede normalmente nella nostra vita?

Il percorso spesso è questo:

“Voglio andare li!

Ma c’è quel sasso appuntito, potrei farmi male!

Dai che rimuovo quel sasso.
Però prima è meglio che lo studi per capire quale sia il modo migliore.

Anzi, faccio qualche foto per essere sicuro di studiare un piano d’azione ideale.
mmm…per farlo bene forse è il caso che prenda il treppiede per la macchina.
E magari mi faccio un caffè e mangio due biscotti perché per affrontare un lavoro così complesso ci vuole lo stomaco pieno.

Ripensandoci potrei avere bisogno di una mano.
Ora telefono a Carlo che è ingegnere e può farmi un rilievo professionale.

Però non ho i soldi per pagarlo…forse è meglio lasciar perdere, è un problema insormontabile….”

E così via.

Invece di tenere l’azione corretta che potrebbe portarci alla meta ci lasciamo coinvolgere dalle difficoltà.

Ne creiamo mausolei in cui adorare la difficoltà, la fatica, l’agnello d’oro del sacrificio.

E ci battiamo sonore pacche sulle spalle dicendo ” Bravo, hai fatto tutto quello che potevi per affrontare il problema. Non è colpa tua, era impossibile superarlo.”

Ma il nostro desiderio iniziale non era risolvere il problema (che non esisteva fino a che non lo abbiamo creato).

Era raggiungere la meta.

Dove sta, ora, la meta?

 

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