Le tre domande che devi farti se vuoi migliorare DAVVERO le tue relazioni

 

Cosa fare quando le relazioni non vanno per il verso giusto?

Se lo chiedono in molti.
E lo chiedono anche a noi.
Ci sono arrivate e ci arrivano molte domande in merito a questo argomento.

Cosa si fa quando non si riesce a entrare in una relazione sana, e quindi ci si ferisce a vicenda, […]?
Li si “lascia andare”, come sento dire da più parti? O si continua a stargli vicino, con tutto l’amore di cui si è capaci, cercando di sopravvivere alle ferite?

Se l’altro continua a darmi pugni (sfoghi, ferite…), come scelgo di relazionarmi? Concludo la relazione o faccio finta di niente? (molte persone fanno così e tutto va bene!)

Se una persona tenta di comunicare mille volte e l’altro si ostina a ignorarla nonostante sia legato a quella persona da una relazione molto importante […] come si fa? Si chiude la relazione? Si continua?

 

Ho scelto queste perché sono esemplificative.
Cosa hanno in comune? Quattro cose:

  1. c’è una difficoltà in una o più relazioni
  2. la soluzione è percepita fra due possibilità: lasciare o fare finta di niente
  3. sono domande molto generiche su una gamma di relazioni potenzialmente infinita
  4. sono domande “sbagliate”

Il perché siano sbagliate è l’oggetto di questo articolo. Perciò lo vediamo fra poco.

Parto invece dalla numero 3: la comunicazione, che è il modo con cui entriamo in relazione, segue le stesse identiche regole. E gli individui hanno tutti lo stesso valore. Tuttavia, non tutte le persone hanno la stessa importanza per noi.
Non siamo in grado di dedicare lo stesso tempo, energia e attenzione a tutti.
Detto in altro modo, ci sono persone più importanti nella nostra vita, altre meno importanti, altre inesistenti. Non è un giudizio di valore, è solo la realtà delle cose.

Mia moglie è più importante di un amico, l’amico è più importante del panettiere che incontro quelle rare volte che decido di comprare il pane.

Ancora, con alcune persone ci dobbiamo convivere, con altre scegliamo di convivere.
I miei colleghi non li scelgo e me li tengo, i parenti anche, amici e compagno di vita invece (si spera di) no.

Allora, che fare? Qual è la risposta alla domanda iniziale?

La risposta non c’è.

O meglio, non esiste un’unica risposta valida, subito operativa, che te la dico e la metti in pratica e risolvi i problemi di TUTTE le relazioni, di qualsiasi tipo siano. Non esiste la risposta DEFINITIVA.

Vuoi una risposta buona per tutte le stagioni?

Aumenta la tua consapevolezza, di chi sei, dei tuoi bisogni, di chi è l’altro, aumenta la tua abilità di relazione, di dare e di chiedere comprensione, di dare e ricevere aiuto, di non ferire e di non essere ferita. Il concetto è che se vogliamo una relazione su un altro livello qualitativo, l’unica strada è impegnarsi per garantirlo in primis noi stessi.

È come dire: voglio andare in Inghilterra ma non so l’inglese.
Che faccio? Lascio perdere o ci vado ma non capisco nulla e diventa un bel casino?
La risposta è: imparo l’inglese!

Ok, seriamente, da 1 a 10 quanto ti aiuta questa risposta nella pratica? Io dico zero.

Per dare una risposta utile al singolo caso bisogna uscire dal generico e affrontare il singolo caso. Ovviamente qui non si può. Allora affrontiamo il punto due dei quattro in comune.

La risposta tipo alle relazioni che non vanno: chiudo o faccio finta di niente?

Mi ha molto colpito che fra i milioni di possibilità che esistono al mondo, le persone pensino a solo due soluzioni. Per quanto differenti, queste soluzioni hanno un punto in comune: lasciano.
O lasciano la relazione, o lasciano che le cose vadano come vanno.

Perché è normale considerare solo le uniche due opzioni, quelle che non portano risultati?
Perché nessuno pensa a come migliorare una situazione?
Perché nessuno pensa, come nell’esempio del viaggio, a imparare l’inglese?

Andiamole a vedere nel dettaglio.

Mollare non porta risultati
Nessuno può davvero dire se e quando raggiungi il limite di stanchezza in una relazione. Lo sai tu. Mollare si può e spesso si deve.

Ma un conto è mollare perché, DOPO aver fatto il 100%, non hai risultato.

Lo so, tu mi dirai: ho sempre fatto del mio meglio. E io ti credo. Ma non sempre noi ce la raccontiamo giusta. Per avere un’idea se hai fatto davvero il massimo o se c’è ancora qualcosa che puoi fare, scopri com’è e come vuoi che sia la tua bilancia delle relazioni.

Un altro è mollare perché non sai come fare. E allora lasci perdere.
Quando non si sa, c’è una possibilità: imparare.
Se non impari, allora non puoi dire di aver fatto il 100%, perché non ci hai nemmeno provato. Come rinunciare all’Inghilterra perché non vuoi imparare l’inglese.

Lascare perdere/fare finta di niente non porta risultati
Fare finta di niente serve solo a rimandare un problema, che sarà molto più duro da affrontare rispetto a quando era iniziato.
Un po’ come prendere una multa e dire: “Vabbè, ci penso un’altra volta”.
Prima o poi arriva il momento della resa dei conti ed è molto più salato che a pagarla subito!

Oppure, uno riesce davvero a non farsi toccare dalle ferite.
Ma sai che c’è? Non ci credo. Non credo che si possano ricevere ferite senza conseguenze.
La cosa più facile che possa accadere è che una persona si chiuda. In maniera impercettibile, in modo del tutto inconscio, ma inizi a chiudersi.

Il problema di chiudersi è che ti chiudi a tutto, non solo a una cosa.
Ti chiudi anche al bello che può arrivare in futuro.
E poi aprirsi di nuovo non è facile, né automatico.

Queste due opzioni sono due facce della stessa medaglia e la medaglia ha un nome solo: mi accontento.

Non c’è niente di male ad accontentarsi nella vita.
Solamente abbiamo poi un livello di frustrazione che è più o meno elevato a seconda di quanto ci siamo accontentati.
Il problema della frustrazione è che non vogliamo sentirla, giustamente. E che quindi facciamo delle azioni per dimenticarci che c’è. E la frustrazione cresce. E via così.

La nostra proposta nelle relazioni e nella vita è di non accontentarsi.

Perciò ora ti ribalto la questione.

La domanda da farsi non è lascio o faccio finta.
Queste sono domande sbagliate. Sbagliate perché inutili, nel senso proprio di non utili. Che non portano risultato.
Se ti fai le domande sbagliate, otterrai risposte sbagliate. Cioè, ancora una volta, risposte che non danno risultato.

Poiché la vita è l’insieme della risposte che, consciamente o inconsciamente noi ci diamo, darsi risposte sbagliate significa ottenere una vita di conseguenza.

Le tre domande per migliorare le relazioni

Esistono tre gruppi di domande utili da farsi sulle relazioni.
Ognuna la puoi declinare come preferisci, ma il concetto rimane quello. Eccole:

  • Che tipo di relazioni voglio? Cosa voglio da una relazione? Come deve essere? Cosa voglio dare e ricevere?
  • Cosa posso fare per migliorare le mie relazioni attuali, affinché siano come quelle del punto uno?
  • Se non sono migliorabili, cosa posso fare per creare delle relazioni che siano come desidero nel punto uno?

 


“Ehi, così non risolvo i miei problemi immediati!”

Ah no, hai ragione. E ora ti spiego perché non è importante.

I problemi “immediati” che abbiamo non sono così immediati.
Sono spesso frutto di comportamenti e scelte inadeguate, fatte tempo addietro e tenute con costanza (anche se in modo inconscio) negli anni.

Noi siamo abituati a rispondere al problema immediato, all’urgenza, ma non siamo abituati a vedere l’intero processo che ha condotto fino a lì.

La dico in altro modo, e mi spiace, non sarà carino per niente: quello che hai è il frutto di quello che hai costruito nel tempo. Se non ti piace, un motivo c’è.

La verità è che spesso non hai fatto delle scelte. Hai fatto delle non scelte. Hai lasciato andare. Ti sei presa le cose che arrivavano. E te le sei fatte andare bene.

Quindi, farsi le domande spicciole (che faccio con queste relazioni adesso?) è utile, ma hai bisogno di farti altre domande per iniziare a uscire dal meccanismo dell’urgenza (che se non sai cos’è, eccone qui una spiegazione magistrale)

Quindi, con quelle tre domande non risolvi i tuoi problemi immediati.

  • Cominci a risolvere il modo in cui ti crei quei problemi.
  • Cominci a ragionare in modo differente e a porre le basi per non avere più quel tipo di problemi.
  • Cominci a uscire per sempre dall’urgenza di relazioni sbagliate che non sai mai come affrontare.

Comincia a piacerti il discorso?

La vita è una costruzione, più o meno lenta, a seconda di quanta chiarezza abbiamo dei nostri obiettivi, di quanta abilità abbiamo per realizzarli e di quanta conoscenza realistica abbiamo del nostro punto di partenza.

A che serve nello specifico farti quelle domande?

Chiederti cosa vuoi ti darà la direzione.
Serve a capire dove vuoi andare.
Solo se capisci dove vuoi andare capisci quali strumenti ti servono. Ti guardi intorno e capisce se li hai già o se ti serve impararli.

Senza quella domanda andrai a caso. E quando ci saranno degli ostacoli, non saprai che fare, perché non hai mai saputo dove andare!

Chiederti come migliorare o creare ex novo le tue relazioni, significa fare un confronto fra ciò che hai adesso e ciò che senti di volere. Implica che tu guardi con onestà quello che hai realizzato finora.
Solo così puoi capire cosa fare e iniziare a cercare delle strade utili per come farlo (ammesso che tu non lo sappia già).

Le persone si domandano “mollo o faccio finta?” perché spesso non sanno cosa vogliono. O lo sanno, ma non sanno come ottenerlo.

Alla domanda “Come vuoi che siano le tue relazioni?”, la maggior parte delle persone non ha una risposta chiara.

Cosa vuoi dare in una relazione? Cosa vuoi ricevere? Quanto sei disposta a dare, cosa desideri per te e per gli altri? Quanto sei disposta a mettere in gioco, quali regole hai nelle relazioni, quanta verità di te vuoi condividere e quanta intendi accettarne dagli altri?

La maggior parte delle persone non ha la risposta nemmeno a mezza di queste domande.

Perché non ce le siamo mai fatte e nessuno ci ha mai insegnato che erano da farsi.

Perciò, la domanda delle domande, la domanda che può davvero risolvere (in meglio) le tue difficoltà di relazione è: cosa voglio dalle relazioni? Cosa voglio da questa specifica relazione? Come dovrebbero essere perché corrispondano a quello che sento di essere?

Da qui puoi partire. Se non hai le idee chiare, in questo articolo trovi un discorso sui bisogni di relazione e puoi confrontarli per vedere se in qualcuno ti ci ritrovi.

Se non sai che tipo di relazioni vuoi, non saprai nemmeno cosa fare quando dovrai agire. Agirai a caso.

Un po’ come mia moglie che mi dice: Voglio vedere un film.
Che film?
Uno bello.

Ecco, hai presente quante interpretazioni di “bello” esistono?
Per me Alien è bello, per mia moglie probabilmente no. Se non mi specifica cosa sia bello, le possibilità di trovare un film per la serata sono quasi zero.

Se invece mi dicesse: “Voglio un film romantico, con un po’ di commedia e col finale felice”, allora ho tante di quelle indicazioni, che se un film così esiste, lo trovo di sicuro.

Se invece mi dice “Bello”, io metto su Alien e dopo tre minuti lei mi dice: “Oh, ma cos’è sto schifo?”
Eh, ma per me è bello!

Prendi questi esempi e portali nelle relazioni.

Se hai costruito le tue relazioni con un vago concetto di “bello”, ma non hai mai avuto davvero chiarezza, è ovvio che ti ritrovi con qualche problema. Il problema che quello che hai ti corrisponde poco o per niente.

Per un motivo semplice: nella vita puoi realizzare ciò di cui hai chiarezza.

Quanta parte della nostra vita abbiamo realizzato perché ci era chiaro?
Quanta parte della nostra vita non ci sembra corrispondere perché non avevamo (e forse ancora non abbiamo) una minima idea di cosa desideravamo ottenere?

Fatti questa domanda con onestà: quanta chiarezza ho di come desidero siano le mie relazioni?
La risposta ti dice il perché della realtà delle tue relazioni adesso.

Non tutte le relazioni si scelgono. Anzi, la maggior parte no.
Ma quelle che puoi scegliere sono tutte esattamente come le hai volute? Se non hai le idee chiare in partenza, l’unica area della vita su cui puoi scegliere non è scelta.

E quindi non ti appartiene veramente.
Se in un’area della vita dove abbiamo totale libertà di scelta non scegliamo o non scegliamo bene, il risultato sarà che manca un po’ il senso della vita stessa.

I parenti te li ritrovi. I colleghi e il capo spesso ti toccano. Ma se anche le persone care che hai scelto per la tua vita “ti toccano”, allora capisco che sia davvero difficile!

Su tutte le persone che incontriamo nella vita, ce n’è un blocco abbastanza ampio che possiamo scegliere totalmente. In linea di principio, se possiamo sceglierle completamente (nessuno costringe nessuno a scegliere amici e compagni di vita), com’è possibile che le cose vadano così storte in generale?

I motivi sono due: non abbiamo le abilità, ma soprattutto, non abbiamo la chiarezza.

La risposta è sempre quella: poca chiarezza.

Non ti sei mai fatta davvero domande sulle relazioni.
Le hai fatte sul lavoro, sulla casa, sulle vacanze, su come vuoi essere nella vita, se vuoi essere felice o no, ma sull’elemento che più di ogni altro ti può realizzare, quello no.

Perché non siamo abituati a farlo.

Se non sai cosa vuoi, non sai nemmeno cosa fare quando devi prendere una decisione.

Quando arrivi a un bivio, come fai a sapere dove andare, se non sai qual è la direzione?
C’è una rotatoria, ci sono quattro uscite, quale prendi? Se non sai dove andare cosa fai? Ne prendi una a caso. E non è detto che ti porti dove piace a te.Mi stai dicendo che è tutta una questione di sapere dove andare?

Sì. Tutto qui. Dare attenzione alla propria vita, ai propri fini, a quello che si desidera.

Tutto parte dall'attenzione. Le domande che ci facciamo sono frutto di quanta attenzione diamo a quel particolare argomento, a noi, agli altri, alla vita in generale.
Sull'attenzione abbiamo scritto e detto fiume di parole. Leggi qui e iscriviti qui per vedere il webinar interamente dedicato all'attenzione.

Le relazioni fanno parte del pacchetto di quella cosa che chiami “mia vita”?
Io dico di sì. Allora è il momento di farsi delle domande serie su come vuoi che sia questa “parte del pacchetto”.

Senza domande non avrai risposte. La vita viene fuori a caso.
Con le domande sbagliate hai risposte sbagliate. La vita viene fuori storta.

La sfida è azzeccare le domande giuste, rispondere e… accettare le risposte!
Che forse è la cosa più difficile di tutte.

Da qui non si scappa. Perciò, affronta le tue relazioni come meglio credi. Ma intanto comincia a farti quelle benedette domande.

Punta in alto. Non ti accontentare.
Le abilità poi si apprendono.
Ma senza delle risposte chiare non andrai da nessuna parte. E la frustrazione sarà la tua compagna perenne.

E non è quello che vuoi, no?


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Chiudo con una postilla: sapere cosa si vuole da una relazione implica sapere cosa si vuole dare in una relazione. Poiché per ricevere bisogna dare altrettanto, se non di più.
Ma di questo parleremo un’altra volta.

By | 2017-07-19T17:33:47+00:00 luglio 19th, 2017|Relazioni|1 Comment

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