Come creare uno stile di vita che ti lanci in pieno verso la tua auto realizzazione

 

“Basta amare e tutto si risolverà!

Esegui perfettamente ogni passo della tecnica. Solo la perfezione della forma porterà i risultati!

Credici forte e realizzerai qualsiasi cosa!

Quando è reale dentro di te, è già reale fuori di te.

Mettici disciplina e volontà, focalizzati sulla meta e lascia perdere tutto il resto!”

 

 

Belle queste citazioni vero?

Sono sicuro che 3 su 5 le conosci, le hai lette o anche le hai applicate!
Sono molto d’effetto.

E sembrano anche rassicuranti!
“Se farò così, allora tutto andrà bene”

Salvo poi trovarci di fronte a delusioni e sentirci colpevoli perchè sicuramente abbiamo sbagliato qualcosa noi nell’applicare la teoria!

Bene.

Personalmente queste (e molte altre) dichiarazioni, mi mettono un po’ di preoccupazione!

Sono la dimostrazione di alcune teorie secondo le quali ogni essere umano tende a considerare vero ciò che sente avvalori le proprie convinzioni.

Per contro, in contemporanea, scarta ciò che nega le sue idee.

Sai cosa porta questo meccanismo?
Ad una scissione fondamentale, con varie sfumature e al rifiuto di alcuni aspetti della realtà.

In pratica è una carenza nell’accettare l’interezza delle cose (che ti ricordo essere un fondamento: se non accetto tutta la realtà che mi si pone di fronte, non posso fare scelte libere…magari ne parleremo in qualche altro articolo!)

Vediamo cosa succede nel nostro campo.

Nel mondo della crescita e del benessere, di solito questo forma le due fazioni:

  • Quelli che danno valore all’immateriale, spirituale, interiore.
  • Quelli che danno valore al concreto, ai risultati al mondo esterno/materiale.

 

Da una parte si ritiene che il valore massimo sia dentro di noi e che solo se siamo “collegati con noi stessi, l’universo, il divino”, possiamo essere felici, realizzati, e creare (o attirare) ciò che serve.

Dall’altra l’attenzione è focalizzata sul creare la realtà esterna, ottenere benessere, riconoscimento, “successo” e ricchezza.
E di solito ognuna delle parti vede l’altra come “illusa” o “addormentata”.

Sai cosa penso, “dall’alto” dei miei errori?

Che entrambi hanno ragione, entrambi hanno torto.

Cerca di seguirmi, il concetto di per sé è semplice ma spiegarlo non è immediato!

Conosco un sacco di persone che hanno una profondità, una connessione, una bontà interiore davvero intense e sviluppate! Le famose “belle dentro”!
Umanamente ineccepibili e amorevoli.

Eppure non sono realizzate.
Quella profondità e umanità, appena si scontrano con la realtà concreta, si annacquano.

Sintetizzando, non hanno una vita concreta equivalente alla loro profondità interiore.
Non hanno relazioni in cui chi sono sia completamente espresso.
Non hanno risultati concreti parificati alla loro bellezza.

A volte faticano a arrivare a fine mese.
E con la pancia vuota, non è sempre facile mantenere la centratura, la connessione e nemmeno l’etica!

Spesso le ritrovi a giudicare chi non fa le scelte che loro hanno fatto. E ritenere che la vita sia ingiusta, che dovrebbe essere questo o quest’altro, che gli altri non li capiscono ecc…
Poi nelle loro meditazioni vivono pace e amore universale.

 

TRUE STORY

 

Matteo un giorno diede una descrizione di sé che rende davvero molto bene questa sensazione.

Mi raccontò che, guardandosi indietro, un giorno prese “terribilmente” coscienza di quanto fosse scollato tra ciò che sentiva “dentro” e ciò che poi viveva “fuori”.

Dentro di sé c’era una bella persona, con valori profondi, voglia di crescere e migliorare.
Ma la vita che conduceva non rendeva giustizia a ciò che sentiva di essere.

Mi disse: “Sai, in quel momento realizzai di essere stato, troppo a lungo, una bella persona inutile”.

Dunque.
Solo io mi dispiaccio di vedere questa scissione tra un momento di pace interiore e una grande difficoltà nel concreto?

Per contro conosco anche molte persone con grandi risultati nella vita, stimati, con un buon tenore di vita che, però, sono altamente insoddisfatti.
Continuano a rincorrere ideali di risultati.

Ma non curando la profondità personale, non sentono propria la vita che fanno e i risultati che ottengono.
Oppure sono così orientati al fare da non riuscire a godere del frutto del loro impegno che sembra sempre insoddisfacente.

Questa situazione è così diffusa nel nostro mondo occidentale che esiste perfino una delle più famose icone della cultura pop che la incarna completamente: Zio Paperone.

Il fatto che nella nostra cultura, centrata moltissimo sul fare, si sia perso un po’ di strada l’essere, ha portato molte persone deluse e scontente ad approdare totalmente sulla riva opposta: quello dell’essere come più importante del fare (o addirittura come unico modello di vita).

Purtroppo questa non è una scelta consapevole, ma una reazione.

Il fare non ha funzionato? E allora ci buttiamo sull’essere.

Si finisce per criticare il modello del fare e andare verso uno stile di vita totalmente centrato sull’essere. Raggiungere obiettivi non ha più senso o ha un senso molto relativo.

Quello che intendo dire è che spesso il modello dell’essere non ha una sua vera autonomia, ma pesca le sue ragioni nel rifiuto e nel cattivo funzionamento del modello fino ad ora dominante.

Il rischio è quindi che sia una critica sterile, che butta via il bambino insieme all’acqua sporca.

 

PROFONDITÀ O RISULTATI?

 

Ma quindi…che fare? A quale aspetto dare più attenzione?

Profondità?
Ricchezza?
Amorevolezza?
Risultati?

Beh, forse la risposta non è nello scegliere un aspetto piuttosto che l’altro.

È scegliere entrambi!

D’altronde non possiamo negare che esista una realtà “interiore/immateriale”. E che sia sede della profondità, dell’umanità.
E nemmeno possiamo negare di vivere in una realtà concreta. È la sede della realizzazione materiale, dell’espressione del corpo e dei risultati.

Tu appartieni a entrambe. O se preferisci, entrambe ti appartengono.

Ed è giusto e corretto che tu dia attenzione sia a una che all’altra.

Sai cosa davvero può fare la differenza?

Che lavori costantemente per far sì che la realtà concreta sia allineata alla realtà interiore.
Che i tuoi risultati siano espressione della tua umanità.
E che la tua profondità trovi nel mondo materiale il contesto giusto per essere sostenuta e espansa, conosciuta, accresciuta.

“Come dentro, così fuori. Come fuori, così dentro”.

Un lavoro mica da poco, sono d’accordo con te!

E so già che ci sono in questo momento, nella tua testa (che sta in mezzo tra i due mondi!) un nugolo di domande, riflessioni, rimostranze e resistenze.

Ma ti assicuro che funziona così.

E non è una cosa che dico solo per te.
Sto pensando anche alle tue relazioni (eh si, penso sempre a loro. E tu?).

Cosa succede se noi portiamo l’attenzione solo su uno degli attori in causa (che in realtà, lo vedremo, sono più di due!)?

Semplificando…

Se non curi chi sei e la tua profondità, il tuo approccio sarà sterile.
Non riuscirai a riconoscere il valore dell’altro e lavorerai più per un tuo guadagno, che sia in termini economici, personali o di altra natura, poco importa.

Le carenze del profilo umano cercheranno soddisfazione e spesso le troveranno a spese degli altri!
Prima o poi questo farà crollare anche i risultati concreti o produrrà un profondo senso di vuoto che non ti farà percepire il giusto orgoglio di ciò che conquisti!

E se non curi il mondo concreto?
Anche qui ci sono rischi!

Potresti avere tanto amore e buona fede…ma non riuscire a ottenere risultati concreti.
Oppure potresti non riuscire a fare scelte corrette nella relazione, nel lavoro, nei vari ambiti in cui vivi.
Potresti non avere una vita materiale soddisfacente e per questo scadere anche sul piano umano.

Banalizzando, se sei in ansia da sopravvivenza, potresti, pur di coprire le spese a fine mese, non essere pienamente etica o obiettiva. Oppure sottovalutare situazioni di rischio.

Sono solo esempi, la casistica è davvero molto più ampia!
E indovina un po?
Nella maggior parte dei casi, non ci rendiamo conto che stiamo inabissando la nave!

Quando l’iceberg colpisce la nave, è troppo tardi!

 

COME FARE?

 

Tempo fa registrai un webinar dal titolo “la vita, l’amore, l’essere – creare il tuo ecosistema di vita” (lo trovi su youtube nel canale di Crescitalibera ).

Questo concetto di “ecosistema di vita ®”, rappresenta molto bene quello di cui stiamo parlando.

Il concetto è molto semplice (approfondiremo anche questo!).
Per raggiungere un senso profondo di realizzazione e non muoversi per urgenza o mantenimento (vedi articolo!) serve creare uno stile e una qualità di vita in cui ogni ambito sia curato e sostenga gli altri ambiti a elevarsi.

Ad esempio avere un’alimentazione sana può aiutare a mantenere una concentrazione più elevata.
Un fisico curato ci dà sostegno nelle azioni che realizzano la mente.

Relazioni vere e accoglienti ci sostengono nello stare di fronte alle difficoltà.

E così via.

Ogni istante è rivolto alla possibilità di rendere la vita allineata alla tua percezione soggettiva.
La consapevolezza di te, di chi sei o chi senti di essere veramente, si dovrebbe rispecchiare il più possibile nei vari spazi e momenti della tua vita.

Potrai così sentire “questo è il mio lavoro, le mie relazioni, la mia casa” e che sono contemporaneamente originate da te e anche che accrescono il senso di te.

L’alternativa è di sentirsi scissi, divisi.
Ciò che sento dentro è (o appare come) un mondo completamente diverso da ciò sono fuori. Non possiamo essere esenti dal provare dolore per questa separazione!

Un po’ come se fossi una torta al cioccolato ma con l’aspetto esteriore di uno sformato di peperoni.

Se poi chi mi mangia non apprezza, non è che lo posso biasimare! Cercava uno sformato di peperoni e ha trovato una torta al cioccolato!

La cosa davvero difficile da accettare, o almeno, questo è quello che ho riscontrato nel lavoro con le persone, è che non teniamo conto che la nostra vita tocca molti piani.

E che ognuno di questi piani ha le sue regole (anche qui su CrescitaLibera puoi trovare spunti interessanti!)

 

UNA UTILE CHIAVE DI LETTURA

 

Se prendiamo le cinque categorie approfondite e studiate dal Centro Studi Podresca (per approfondire ti rimando al sito delle Edizioni Podresca), troviamo un ottimo schema per comprendere questa cosa.
(NOTA: anche il sistema delle 6 indipendenze di CrescitaLibera è una ottima chiave di lettura)

 

Le cinque categorie sono:

La consapevolezza di sé.
La mente.
Il corpo.
Le relazioni.
L’ambiente.

Non entro nello specifico di tutte ma vediamo alcuni aspetti che sono utili a noi per comprendere come muoverci.

Il mondo interiore della consapevolezza ha delle specifiche caratteristiche.
È un mondo immateriale. Non ha tempo né spazio. Segue delle regole specifiche.

Dalla consapevolezza nascono le intuizioni e l’etica e la comprensione di cosa ci rappresenta.
Possiamo quindi originare delle scelte che rispettano ed esprimono chi sentiamo di essere.

Bellissimo non trovi?

Tuttavia, sentire nel proprio campo interiore che sia giusto dimostrare il nostro affetto agli altri, non significa che lo facciamo.

Questo “sentire” ha bisogno di essere tradotto.

A questo punto la palla passa ad un altro spazio, a un altro piano.

Entriamo nel magico mondo della mente.
Questo sentire viene elaborato, messo in relazione con ciò che conosciamo, con le nostre esperienze e emozioni.

Il nostro sentire “amare gli altri è giusto” può diventare un po’ più concreto, diventa un intento formale, magari con delle decisioni, una strategia, una pianificazione.


Eppure, ancora, non è reale. È un’idea dentro di noi!

Dunque serve un nuovo setaccio, che traduca nel mondo concreto questa realtà interiore.

Eccoci alla biologia!

Serve un corpo sano che, legato alla consapevolezza e alla scelta, ci faccia fare i passi concreti verso la realizzazione di questa nuovo progetto.
Andare concretamente da un’altra( o più persone), parlare, creare azioni concrete, entrare in contatto fisico, usare la gestualità.

A questo punto il tutto comincia ad avere un altro peso!
Non è più un qualcosa di indefinito e esclusivamente soggettivo.
Si sta traducendo in qualcosa di reale.

Restano poi gli altri due passaggi (relazione e ambiente) ma per il nostro esempio possiamo fermarci qui.

Il nodo vero è questo: fermarsi solo ed esclusivamente a uno dei piani sopracitati, significa una sola cosa. Segregare la possibilità di realizzazione di noi stessi in un vicolo cieco.

La realtà diventa “nostra” nel momento in cui (rispettando tutte le parti in causa), giochiamo correttamente ogni piano secondo le sue regole.

Vediamo ad esempio cosa succede nel momento in cui volessimo aiutare gli altri.

Se vogliamo portare al massimo livello la nostra possibilità di aiutare gli altri e realizzare noi stessi, abbiamo bisogno di tanta consapevolezza, amore e volontà di fare del bene.

Poi ci servono anche conoscenze e competenze.

E azioni.

E ogni parte segue specifiche ben precise.

Prendiamo ad esempio un professionista nell’ambito del benessere o della crescita che voglia fare trattamenti di alto livello e dare il meglio ma non voglia confrontarsi con il mondo fiscale e legislativo in atto. Significa non assumersi completamente la responsabilità delle proprie scelte (si, lo so, lo stato tassa tanto ma questo non cambia la cosa).

Allo stesso modo, studiare, fare molte formazioni, essere tecnicamente preparati ma non avere una spinta empatica e umana significa non tenere conto del piano interiore proprio e dell’altro.

Non puoi giocare nel concreto con le regole della consapevolezza!

Non funziona.

Puoi amare forte forte, essere pienamente consapevole.
Ma se non vai a pulire il tuo centro ( o non prendi accordi con qualcuno che lo faccia per te), lo sporco non si dissolve da solo!

“Eh, ma io conosco un tizio che con la consapevolezza ha creato un mondo, che sta bene economicamente, gli arrivano clienti a bizzeffe.”

Certo.
Essere consapevoli dona sicuramente chiarezza, lucidità e gli altri sentono un carisma e una apertura notevoli.

Ma questa persona, oltre a essere consapevole, rimane sul divano e le cose gli accadono?

Oppure ha scritto dei libri? Registrato conferenze? Tenuto corsi?
Quanto lavoro concreto e di mente (quella funzionale, non quella disturbata!) c’è, per tradurre quella consapevolezza in risultati?

I grandi dilemmi che ci attanagliano, nella grande maggioranza dei casi, sono dovuti a questo.
Non interagiamo in modo corretto con il  piano che necessita la nostra attenzione.

  • Siamo spostati.
  • Pensiamo che agire ci dirà chi siamo.
  • Ragioniamo su ciò che invece andrebbe sperimentato.
  • Usiamo pace e amore universale quando dovremmo agire.
  • Non valutiamo le relazioni come parte integrante di noi.

E così via…

 

LA SINTESI

 

Ora, conosco anche questa domanda che probabilmente ti frulla in testa.

“Ma quindi dovremmo agire per compartimenti stagni?”

Specifichiamolo.

Assolutamente NO!

Non è proprio possibile, né utile separare completamente i piani.
Le categorie sopra citate esistono sempre in contemporanea.

È la giusta e personale sintesi di questi elementi a garantire la nostra realizzazione personale.
Nella vita come nella nostra ricerca della crescita, nelle relazioni e in tutti gli ambiti.

Ma saper riconoscere i ruoli dei vari piani è fondamentale per non prendere degli enormi granchi!

La tua percezione di te è l’origine. Dà i parametri per comprendere cosa sia allineato a noi, il senso di etica e giustizia, e origina le scelte.

La mente è un super elaboratore di informazioni in grado di creare connessioni tra ciò che conosciamo, i nostri ricordi, le nostre emozioni e fornire delle strategie.

Il corpo è il legame con il concreto, il veicolo che ci permette di spostarci e che condensa la struttura biologica. Senza il corpo non solo non ci sarebbero azioni, ma nemmeno avremmo la struttura che permette di elaborare i dati (mente) e la percezione di noi (consapevolezza).

Sono una triade indissolubile.

E ognuno fa il suo compito.

Se il corpo non si nutre, addio a tutto il resto.

Se la mente non produce strategie efficienti, saremo inefficaci e inadatti.

Se non siamo consapevoli, non produrremo scelte etiche e autorealizzazione.

In più questi tre aspetti si relazionano e risentono uno dell’altro.

Se per riempirti la pancia rubi la merenda a un bambino, il corpo non ne risente più di tanto. La mente potrebbe (se ho assunto un codice di morale). A livello di consapevolezza, è un duro colpo per l’etica che crea un senso interiore di ingiustizia.

Ecco, spero che così sia più chiaro!
(sto continuando a tralasciare gli ultimi due aspetti, se sei curiosa/o…ti rimando ancora al Centro studi Podresca)

Ora veniamo a noi e cerchiamo di rendere questa cosa utile tornando all’esempio di prima.

Poniamo l’esempio che tu sia una massaggiatrice (o che operi trattamenti di riequilibrio energetico).

Se effettui il massaggio/trattamento solo con il corpo, produrrai un certo risultato.

Magari fai anche bene. Ma difficilmente potrai cogliere alcune sfumature sottili che vengono dal tuo cliente. Quindi il tutto rimarrà come un superficiale contatto fisico.

Se usi solo la mente, potrai anche riuscire a elaborare correttamente le informazioni e a sapere perfettamente la sequenza da eseguire.
Ma se poi la fai fisicamente male e non sei in relazione…serve che prosegua?

Se sei solo connesso all’altro nella consapevolezza, in uno stato di profonda unione ma poi non sai cosa fare e non agisci correttamente, anche qui il risultato per il tuo cliente non sarà ottimale!

Nella peggiore delle ipotesi, accade che non sei presente, nella tua mente c’è confusione, non sai quale sia il prossimo passaggio, ti senti inadeguata e hai paura di fare danni, fisicamente senti poca energia, tocchi troppo o troppo poco, l’energia vitale diventa sessualità e ti produce sensi di colpa …

 

QUAL È LO STATO IDEALE?

 

Ma quindi quale potrebbe essere, invece, lo stato ideale?

Innanzitutto essere centrati. Presenti, consapevoli di sé e dell’altro.
Poi avere certezza della propria competenza (e dei suoi limiti). Sapere come agire correttamente e avere capacità di valutare passo passo le cose.

Avere un corpo ben nutrito, che risponde bene, che permette fluidità e non ostacoli i flussi.

La consapevolezza guida, la mente traduce e il corpo esegue.

Tutte e tre le componenti allineate correttamente permettono il miglior risultato su più livelli.
Tutto accade in un flusso naturale.
Chiaro.
Vivo.

Mica male!
So che riconosci che in alcuni momenti questo accade spontaneamente.
Ti assicuro che può diventare la normalità.
Non solo durante esercizi o con sforzi immani.

Ma serve una scelta di vita e una giusta visione delle cose.

Tutto il tuo ecosistema di vita ® concorre nel creare le condizioni ottimali per te ma anche e soprattutto per le tue cerchie di relazione.

Questa sinergia dovrebbe permeare ogni aspetto della tua vita.

Dalla tua conoscenza e espressione di te alle relazioni. Nel lavoro, negli hobby, nello sport, nella cura della tua cultura.

Ad ogni momento corrisponde un corretto equilibrio dei piani. Questo equilibrio è unico e irripetibile per ogni persona e la vera abilità sta nel trovare il proprio.

Sicuramente non è facile all’inizio. Nessuno ce lo insegna.
Ma con le giuste indicazioni e la costanza di tentare nel tempo, si apriranno porte che non riesci nemmeno a immaginare!

Pronto a cogliere la sfida?

Ti aspetta una sorpresa davvero elettrizzante: dare alla vita esattamente il senso che scegli di darle!

Buon viaggio!

 


 

PS: vuoi imparare a creare questa sintesi del tuo ecosistema di vita® ?
Esiste un corso di studio che abbiamo dedicato proprio a questo!

E il 30 settembre/ 1 ottobre ci sarà una occasione unica e irripetibile di conoscere questo mondo affascinante e imparare come realizzare in modo pratico e chiaro quello di cui abbiamo parlato!

 

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By | 2017-09-08T21:47:06+00:00 agosto 30th, 2017|Uncategorized|0 Comments

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