Procrastinare Humanum Est: l’arte del momento perfetto


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Bentornata, bentornato!

Quello che segue è un articolo un po’ diverso dal solito.

Per alcune persone potrebbe apparire un po’ ruvido, troppo diretto perché inizialmente va dritto al punto.

Per questo ti invito a scegliere di arrivare fino in fondo. Parliamo di una modalità che tutti, seppur in ambiti e modi differenti, applichiamo nella nostra vita. Un grande limite che si nasconde dietro ad un apparente buon senso (a volte è difficile capire dove finisca il limite e dove cominci il vero buon senso!).

Spero davvero che ti possa essere d’aiuto come spunto di riflessione, al di là che tu condivida o meno il mio punto di vista.

Buona lettura!

Oggi parliamo di miti.

Non certo di mitologia, non è il mio campo, anzi, rischierei di fare proprio una brutta figura!

Parliamo di miti di interpretazione.

Nel particolare mi voglio concentrare su un mito specifico, molto diffuso nell’era moderna e alla base di molte filosofie di vita di alcune persone.

Il mito del momento perfetto.

Il mito del momento perfetto narra le storie di un eroe (la persona stessa che ne parla) che sta per compiere un’impresa eroica della quale narra le gloriose gesta che compirà non appena arriverà “il momento perfetto”.

In certi casi esistono varianti sul tema molto suggestive quali “appena me lo permetteranno” o “quando passerà la crisi” , “un giorno forse …”.

Molto usata e di effetto la forma “per colpa di (…) non posso …”.

Perché considero queste frasi “un mito”?

Semplicemente perché, nella maggior parte dei casi, è una storia fantastica molto coinvolgente ma molto lontana dalla realtà.

Il momento perfetto, infatti, non esiste.

Un po’ come il principe azzurro.

O Babbo Natale.

Ok, capiamoci.

Sono d’accordo, da una certa angolazione tutti i momenti sono perfetti!

Ma solitamente nel nostro mito il senso è tutt’altro.

Quel momento perfetto presuppone un insieme di casualità infinite talmente allineate e ordinate che nemmeno con il più grande calcolatore quantistico immaginabile riusciremmo a calcolarle!

Cosa significa questo?

Che mentre aspettiamo che le congiunzioni astrali si sommino alla fine della crisi, all’ eredità che il nonno mi ha promesso, alla fine dell’immigrazione, al rimborso della bolletta errata per la quale ho fatto ricorso nel 2003 e alla pace nel mondo, le possibilità che potevo cogliere sono tutte passate oltre.

Si, lo so. Molto probabilmente stai recriminando che in fondo, se non ci sono certezze, al giorno d’oggi è rischioso attivare delle scelte, dei progetti.

Non lo nego, sicuramente non si può essere sprovveduti.

Ma nemmeno si può pensare che le cose si sistemino da sole o che i miei problemi verranno risolti da altri.

L’essere umano, per natura, è esploratore, innovatore. Assume un margine di rischio per creare o ottenere qualcosa di nuovo. In questo processo crea evoluzione, miglioramento.

Ogni progresso ottenuto nella nostra storia è passato per un margine di rischio: la capacità di osare andando oltre le “certezze” per conquistare nuove abilità, nuove conoscenze, nuove comprensioni, nuovi livelli di relazione.

Se avessimo atteso il momento perfetto probabilmente avremmo la metà delle conoscenze, della tecnologia e della consapevolezza che abbiamo.

Immagina la scena:

Steve Jobs: “se vinco il totocalcio metto su un impresa di computer!”

Capitano Achab: “Ragazzi, comincia a piovere, torniamo indietro! Seguiremo la balena appena torna il sole!”

Il Buddha: “appena arriverà il momento giusto, mediterò sotto l’albero per avere l’illuminazione.”

Fortunatamente le cose non sono andate così!

Tuttavia, nonostante il processo porti a una crescita, la tendenza comune è proprio di portare avanti questo atteggiamento.

Siamo sbagliati? O folli? O peggio ancora, stupidi?

Non credo proprio. In caso pecchiamo di eccesso di prudenza, di timore per le conseguenze.

Da un a parte, veniamo da un passato recente di ricerca di sicurezza, di stabilità, di lavoro sicuro. Dall’altra, abbiamo ricevuto  pressioni per tenere un profilo basso, per accontentarsi, per “non lasciare la strada vecchia per quella nuova”.

Quindi si capiscono sia le motivazioni di questo atteggiamento che il timore di abbandonare questo modello.

Ma… se questo è stato il modello principale fino ad ora, come ti sembra il risultato?

Così, su due piedi, mi viene da dire che forse tanto efficace non lo è stato! (Possiamo tutti guardare la nostra vita e trovare elementi che ci dicono che avremmo potuto fare questo, smettere quello ecc…). Oppure che, essendo cambiati i tempi, modificare l’atteggiamento e trovare nuove vie non sarebbe così male!

In fondo se invece di aspettare il momento perfetto che ‘un giorno forse arriverà’ cerchi di creare una possibilità che male c’è?

Alla peggio rischi di compiere un errore…oppure di realizzare qualcosa!

In ognuno dei due casi il risultato è il sentirsi VIVO, riempire la vita di significato, di intenzione, di vitalità. Puoi riempire ogni istante di te, della tua attenzione, dedicare la tua presenza alle persone che ti stanno intorno, alla scoperta della tua creatività e rendere ogni momento degno di essere vissuto.

Vediamo un esempio pratico!

Se avessi atteso il momento perfetto:

  Non avrei conosciuto mia moglie.

  Non mi sarei sposato.

–   non ci sarebbe mia figlia.

–   Non avrei affrontato i miei limiti per migliorare come persona.

  non sarei abilitato per la conduzione dei corsi di crescita e non potrei sostenere le persone efficacemente.

  non avrei acquistato casa.

–   non avrei fatto quegli errori importanti da cui tanto ho imparato e imparo.

–   Non avrei molte delle bellissime relazioni che fortunatamente ho.

–   Non avrei progetti nuovi su cui mettere attenzione ed energia.

–   Non avrei aperto partita IVA in un periodo di crisi (e andrà sicuramente male e sei matto ecc…)

….

Prova anche tu a fare una lista simile; quante cose hai fatto nonostante le condizioni non fossero perfette?

A quante, al contrario, hai rinunciato perché mancava “il momento perfetto”?

La crescita della persona procede proprio in questo modo.

Non si evolve attendendo che tutte le condizioni siamo ottimali ma prendendo quello che c’è in questo momento e mettendolo sul piatto.

Si punta ad una meta, si mettono le proprie risorse a disposizione della realizzazione di quel fine e si parte. Con quel che c’è! Poi, man mano, si eleveranno le conoscenze, le abilità, le posizioni interiori e la consapevolezza diventando sempre più abili.

Immagina se ci alzassimo dal letto solo nel caso in cui ci sia il sole, la temperatura di 21 gradi, il vento soffi da nord-ovest ad una velocità di 3 mt/s e il lancio di tre dadi dia come somma 18.

Quindi:

  • Quanta vita, quante relazioni, quanti progetti perderesti, nell’attesa di queste condizioni “perfette”?
  • Che felicità ti darebbe questo continuo concedere il tuo potere di azione a delle condizioni casuali?
  • Quanta fierezza può suscitare in te lo stare fermo senza determinare, almeno dove puoi, la tua esistenza con le tue scelte libere?

Le risposte probabilmente saranno:

  • Moltissima
  • Pochissima
  • Nessuna

Ma perché allora continuiamo ad affidare il nostro futuro a condizioni esterne non determinanti?

Oltre alle motivazioni dette prima ci sono sicuramente degli elementi di blocco, dei sabotatori interiori, difficili da individuare ma molto efficaci nel loro intento di limitarci.

Questi limiti rendono complessa e apparentemente pericolosa una funzione base dell’evoluzione: radicare una nuova abitudine di essere, di pensare o di agire.

Infatti la cosa più difficile per noi è accettare che ciò che è stato fino a ieri (ma anche fino a 5 secondi fa), appartiene a ieri mentre quello che esiste ora e che sarà domani è e sarà nuovo e potenziale! Posso scegliere (in buona parte) il mio futuro e posso agire ora in modo nuovo per creare quella realtà.

Questo presuppone abbandonare i vecchi schemi, le vecchie abitudini, lasciarle andare, accomiatarsi da loro. E dall’altra radicarne di nuove. Nuove radici per nuovi alberi.

È una questione di scelta ma anche e sopratutto di azione: modificare un assetto di vita passa per azioni nuove ripetute nel tempo fino a che sono acquisite. E in questa progressione vanno messe in preventivo delle cadute, sia grandi che piccole e il pagamento inevitabile di un prezzo.

Tale prezzo è il costo per chiudere i conti aperti con il passato, riportare il “conto corrente dell’esistenza” a zero (ormai era in rosso!) per portarlo poi in attivo con nuovi investimenti.

Di sicuro non facilissimo ma fattibile. È un argomento delicato e complesso, magari ne parlerò meglio in altri post, oppure ne parleremo in qualche corso o conferenza!

Per ora limitiamoci a capire alcune cose fondamentali:

  • Il momento perfetto non esiste.
  • Il passato è ciò che eri e non si può modificare.
  • Il presente è ciò che sei e puoi sceglierlo momento per momento.
  • Il futuro è ciò che ancora non c’è, quindi puoi orientarlo con le scelte del presente.
  • Per farlo servono nuove abitudini.
  • Radicare nuove abitudini richiede tempo, azioni ripetute e il pagamento di un prezzo.
  • Ciò che puoi ottenere è una vita piena, ricca, frutto delle tue scelte che ti può realizzare al di là dei risultati.

Allora, secondo te…vale davvero la pena attendere il momento perfetto?


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Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Ciao Davide,
    Che piacere leggerti nuovamente.
    In quello che scrivi, offri grandi e importanti spunti di riflessione.
    Credo che la ricerca di un momento perfetto sia legata anche alla paura di sbagliare, di cadere, di fallire e farsi male ma questi concetti in realtà sono “coperti” da un alone nero e negativo; credo invece che sia proprio dalle occasioni di maggior difficoltà che noi siamo messi davvero davanti a noi stessi e possiamo andare a “pescare” dentro di noi risorse e capacita che prima non credevamo neppure di possedere. Tutti, nessuno escluso si è ritrovato nella vita ad affrontare un omento difficile e ricordarlo forse potrebbe darci l’occasione di rivalutarci.
    Credo sia la mancanza di fiducia in noi che ci impedisce di metterci in gioco, che ci fa nascondere davanti a “faccio domani”.
    Anch’io per molto tempo ho avuto paura a intraprendere strade nuove e a cambiare le mie abitudini, sono rimasta legata a routine distruttive e che m’impedivano di vivere davvero. Nonostante fossi conscia di quanto male mi facessero, nonostante erano palesi i danni che mi stavano provocando, preferivo reiterare quei comportamenti perché erano consolidati e sicuri, sicuramente e certamente orribili ma comunque conosciuti. Il nuovo, il diverso sarebbe stato senza alcun dubbio migliore, eppure mi faceva talmente tanta paura.
    Ho avuto la fantastica opportunità di non aver alternativa che ripartire da zero ed è stata una meravigliosa occasione per cominciare a pormi le domande giuste.
    Si sente parlare di zona di confort, della forza delle abitudini e credo che i professionisti come te rappresenti un ottimo sostegno per fare un po’ di pulizia e di chiarezza, ma la voglia di prendere in mano davvero la propria vita sta nel decidere in questo esatto momento, in questo secondo, ORA! e chiedersi “cosa posso fare adesso (al massimo nei prossimi 10 minuti) per il mio benessere?” “come posso ora prendermi amorevolmente cura di me?”
    Non esiste nessuna opzione impraticabile, non esiste nessuna strada impercorribile, forse il punto sta nel non porsi obiettivi troppo distanti, sconosciuti o lontani ma cominciare a muovere i primi passetti. Mi viene in mente l’immagine di quanto si assiste ai primi passi di un bambino, non ci si aspetta che percorra la maratona e tutti ci troviamo a esultare e gioire per quei 2-3 passetti barcollanti.
    Perché allora non riservare anche a noi tale meravigliosa premura e riconoscimento? Perché non meritiamo la stessa tenerezza e dolcezza?
    Scusa mi sono dilungata ma mi hai ispirato le dita sulla tastiera.
    Grazie per quello che fai!

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