Capita a tutti, prima o poi. Lavori su di te per mesi, fai scoperte importanti, ti senti più stabile ed in pace… e poi, all’improvviso, basta una giornata storta, una provocazione o un momento di stanchezza per vederti cadere nello stesso identico schema di dieci anni fa.
Ritrovi la solita rabbia, la solita ansia o lo stesso meccanismo di isolamento. E subito la mente scatta con la sua sentenza spietata: “Vedi? Non sei cambiato di una virgola. Hai buttato via tempo e denaro, sei tornato al punto di partenza.”
Se ti è capitato di fare questo pensiero dopo una delle tue ricadute emotive, leggi con attenzione questa frase e memorizzala: la mente ti sta raccontando una bugia.
L’evoluzione personale non è un nastro trasportatore che sale in modo rettilineo ed ininterrotto. La vera crescita è una spirale: ritorni periodicamente negli stessi luoghi incontrando le stesse vecchie ferite, ma ogni volta ci ritorni da un livello di presenza e di maturità differente.
Il mito della trasformazione senza inciampi
Siamo vittime di un’idea romantica e pericolosa della crescita interiore, secondo cui una persona “risvegliata” o “guarita” non dovrebbe mai più provare rabbia, paura, sconforto o cadere in dinamiche di autosabotaggio.
Questa illusione è alimentata dai falsi miti del web ed è uno dei motivi principali per cui le persone abbandonano i propri percorsi provando un profondo senso di colpa e di fallimento.
La psicologia del cambiamento ha ampiamente dimostrato questo principio. Nel célebre Modello Transteoretico del Cambiamento sviluppato dai ricercatori Prochaska e DiClemente, la ricaduta non viene considerata una sconfitta, ma una fase naturale e prevedibile del processo di maturazione humana. Non si torna indietro, si impara a ripartire ad un livello di consapevolezza superiore.
Se hai seguito gli altri articoli della serie dedicata a come affrontare un percorso di crescita personale, conosci già l’importanza di prendersi la responsabilità di sé, di affidarsi con coraggio, di schivare le manipolazioni, di integrare senza l’ansia di dover guarire e di superare il test del lunedì mattina. Ma nulla di tutto questo ti rende immune dal fatto di essere un essere umano (e per fortuna!).
La differenza tra “ricadere” ed “essere al punto di partenza”
Quando vivi una ricaduta emotiva, c’è una differenza sostanziale tra quello che accadeva in passato e quello che accade oggi:
- Prima del tuo percorso: Cadevi nello schema automatico ed ci rimanevi incastrato per settimane o mesi, senza nemmeno accorgerti di cosa stesse succedendo e colpevolizzando il mondo esterno.
- Oggi, dopo il tuo percorso: Cadrai ancora nello schema, ma ti accorgi subito di esserci caduto. La durata della contrazione si accorcia, la consapevolezza arriva molto prima ed il tuo corpo riconosce la reazione.
Questa differenza non è un fallimento: è la prova concreta che stai evolvendo. La ricaduta non cancella il lavoro svolto, è semplicemente l’occasione in cui la tua nuova presenza viene integrata ad un livello ancora più profondo.
Accettare i propri limiti con autocompassione
Il vero ostacolo non è la ricaduta in sé, ma il giudizio ed la punizione severa che ci infliggiamo subito dopo. Quando ti giudichi per essere caduto, crei un secondo strato di sofferenza che alimenta direttamente l’autosabotaggio.
Saper accettare i propri limiti ed i propri momenti di vulnerabilità è il più grande atto di maturità interiore. Significa trattarsi come tratteresti un amico caro che è inciampato lungo il cammino: non lo sgridi, non lo umili, ma gli tendi la mano e lo aiuti a rialzarsi.
3 passi pratici per superare i momenti difficili
Se ti trovi nel bel mezzo di una ricaduta o di un momento di arresto, prova a seguire questo protocollo di gentilezza e presenza somatica per superare i momenti difficili:
- Sospendi il giudizio per 24 ore: Prometti a te stesso di non prendere decisioni drastiche sul tuo percorso e di non giudicarti per l’intera giornata. Accetta semplicemente che oggi è una giornata di contrazione.
- Riconosci il bisogno del corpo: Spesso le ricadute emotive sono la protesta di un corpo stanco ed esaurito. Chiediti: “Di cosa ha reale bisogno il mio corpo in questo momento? Riposo? Silenzio? Una passeggiata? Un abbraccio?”
- Fai un piccolo passo di radicamento: Non cercare subito soluzioni gigantesche. Fai una cosa piccolissima: un ciclo di respiri lenti, bere un bicchiere d’acqua ascoltando il corpo, o fare una breve camminata sentendo il terreno sotto i piedi.
Ricorda: il valore di un cammino non si misura dall’assenza di cadute, ma dalla grazia, dalla lucidità e dalla compassione con cui impari ad ogni passo a rialzarti ed a riprendere il tuo viaggio.
