Se l’avversario tira, tu spingi. Se egli spinge, tu tira.

Marzial

 

Ebbene sì, ci ho provato. Più e più volte.

Come un’ariete, lanciato a testa bassa, coinvolto con i grandi e frenetici ritmi della vita, mi è capitato spesso di cercare l’escamotage.
Il trucchetto che risolvesse una situazione senza dovermi coinvolgere o confrontare con essa.
O che mi permettesse un risultato senza fatica, senza meritarmelo. Senza esserne responsabile.
Perché, diciamolo, non sempre siamo al top. E che vuoi che sia, lo fanno tutti!

Ma ogni volta il risultato è stato lo stesso: un grande, grosso, enorme fallimento.

Magari un risultato parziale ci può essere, anche apparentemente molto alto. Ma da qualche altra parte ci sarà un costo elevato.
Può esserci una grande conquista economica. Ma se c’è “il trucchetto”, la scorciatoia, probabilmente si pagherà sul lato umano.
O viceversa.

Nella mia esperienza, il prezzo che poi ho dovuto pagare è sempre stato molto più alto del risultato ottenuto.

Perché ogni compromesso che accetti, è un pezzo di te che stai svendendo o un pezzo di un altro che non stai rispettando.

Oppure una forzatura allo svolgersi naturale della vita.

Da qualunque punto di vista tu lo guardi, è una disfatta!

La verità è che solo attraversando le cose così come si presentano si può “vincere”.

Altrimenti sarà una sconfitta. 

Un bellissimo principio lo possiamo prendere in prestito da una nobile arte marziale (anche se si tratta più di una disciplina interiore): L’Aikido.

La base di questa disciplina è la “non resistenza”.
Solitamente le arti di combattimento si basano su un principio di resistenza: “frangar, non flectar (mi spezzo ma non mi piego). Un contrasto, la non accettazione dell’attacco che richiede una contromisura prettamente offensiva. Mi attacchi, e anche nella difesa, cerco l’occasione per colpirti.

L’aikidoka, al contrario, non rifiuta la forza e l’attacco dell’avversario. Al contrario la contempla, la fa propria e ne fa la base per la sua mossa. Non è in antitesi con la realtà che arriva verso di lui ma la integra, se ne appropria. La forza dell’avversario viene accolta, con i rischi che ne possono derivare e una volta abbracciata, diventa il cardine di una nuova realtà. La stessa forza che inizialmente sembrava nemica, si rivela una alleata: un pugno sferrato a tutta potenza, può trasformarsi in una rovinosa capriola a terra con una “semplice” leva del proprio corpo.

La non resistenza può ricordare l’accettazione (hai già visto il video della videoconferenza “accettare quel che è…”?).
Non si tratta di subire passivamente, ovviamente. E’ l’atto di stare di fronte alle cose, di non ritirarsi.

Mantenere la relazione con sé e con tutto ciò che accade nella nostra vita è l’unico atto per non essere trascinati via da ciò che incontriamo nel nostro cammino.
“dire di sì alla realtà per come si presenta in questo momento” direbbe il mio insegnante Silvano Brunelli, probabilmente.

Se preferisci è essere nel tempo presente. Qui ed ora.

Ma la non resistenza non si limita ad accettare la realtà.
E’ qualcosa di più. Se ne appropria, si permette di diventare esattamente ciò che sperimenta e risponde conseguentemente.

Non per automatismo.

Non per paura.

Non per andare bene o dimostrare qualcosa a qualcuno.

Non perché da qualche parte c’è un manuale di istruzioni che dice che “si deve fare così”.

Ma perché nella sua natura di essere umano, quello è esattamente la cosa giusta da fare.

Un esempio tipico è il ramo di salice che si piega sotto il peso della neve…fino a che essa si stacca e scivola via.
Non fa niente di diverso da ciò che esattamente è. Non forza la sua natura. Ne forza gli eventi. Non contrasta la caduta della neve. Non oppone resistenza al peso.

Vive collegato con ciò che avviene. E risponde per quello che è.

Ecco, cercare scorciatoie significa non permettersi di essere collegati con la realtà per come è in quel momento.
E’ come cercare di sostenere il peso della neve irrigidendosi fino a spezzarsi e cadere a terra sotto il suo peso.
O fare finta che la neve non esista. E morire ghiacciato nella morsa del freddo.

Ogni scorciatoia, trucchetto o spintarella, ci allontana dalla possibilità di compiere la nostra vita. Ogni responsabilità che deleghiamo, che rubiamo o che evitiamo, è un fiocco di neve che aumenta il peso sul nostro ramo o su quello di qualcun altro.
E intanto non vediamo  che la neve, oltre a creare peso, potrebbe essere vitale risorsa d’acqua, materiale di gioco per un bimbo o contribuire a sostenere gli sci di uno sportivo.

La nostra battaglia per la sopravvivenza (anziché per vivere) ci impone questi giochi,
Sono strategie che nella nostra mente promettono di avere vantaggi, di poter vincere, emergere, ottenere riconoscimento o amore. Ma alla fine, l’unica cosa che otteniamo, è allontanarci da noi stessi, dalla possibilità di compiere il grande compito della nostra esistenza. Come posso esprimere pienamente me stesso se vivo proteggendomi o attaccando continuamente?

E’ un po come se pensassi di raggiungere una meta lontana guidando la barca e passassi tutto il tempo guardando il fondo per paura che si apra una falla. Mentre ti pre-occupi di una falla che potrebbe non accadere mai, le onde, il vento, i nubifragi possono portarti ovunque senza che tu possa decidere come rispondere.
Le possibilità di arrivare diventerebbero ovviamente ridottissime!
Puoi anche legare il timone, affidarti alla buona stella…ma solo se starai di fronte alla realtà delle cose e giocherai in pieno con tutta la tua responsabilità, aprirai un gioco realizzante. Perchè puoi anche arrivare alla meta portato casualmente dalla corrente. Ma se non ne sei responsabile, sarà una falsa conquista. Sarà come non esserne proprietario/a. Sarà volatile.
Ma se il cammino è fatto con i tuoi piedi…anche se non arriverai dove volevi andare, sarai comunque arrivato nel posto giusto:

CASA.


“se l’avversario tira, io spingo; se egli spinge, io tiro” (base dell’Aikido).


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Questo articolo ha 3 commenti.

  1. Wow Davide che belle metafore. credo che aiutino a comprendere profondamente le tue parole. Spesso ci troviamo davanti a situazioni che non ci piacciono o che ci fanno soffrire e allora facciamo di tutto x evitarle. Purtroppo però non ci accorgiamo che quello’esperienza si presenta proprio in quel modo xke è così che serve a noi e alla nostra crescita. Siamo convinti a priori della sofferenza ma tantissime volte la carichiamo di un pessimismo ingiustificato che se vissuta invece non si realizzerebbe.
    Rinnegare se stessi credo sia il torto più grande che possiamo farci xke la vita ci offre la favolosa opportunità di essere unici e la nostra ricchezza s alimenta proprio di quelle esperienze che ci permettono di fare il salto,che scardinano le nostre convinzioni,che ci aprono gli occhi e c fanno mettere in gioco.
    Lottiamo un po d più x ciò che siamo, e offriamo il nostro contributo al mondo, lo potremo sempre rendere migliore di com’é?!?!

    1. Bellissime parole, Giorgia!
      Ti ringrazio, mi sento pienamente compreso!
      A presto
      Davide

  2. Molto bello utile e significativo qui non si tratta di fare , ma di disfare,di non resistere,di accettare

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